Category "Operazioni antidroga"

In data odierna, la Polizia di Stato di Lecce, a conclusione dell’ operazione antidroga “MOVIDA”, ha eseguito in quella provincia il ritardato arresto di 13 italiani ed 1 marocchino, alcuni dei quali connessi ai clan della criminalità organizzata locale, ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina.

 

 

 

 

L’attività investigativa, avviata lo scorso mese di luglio scorso dalla Squadra Mobile di Lecce, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato – S. C. O., diretta dalla Direzione distrettuale Antimafia, con il contributo della Direzione Centrale per Servizi Antidroga e del Servizio Polizia Scientifica, grazie all’utilizzo di speciali tecniche investigative, ha permesso di individuare 14 soggetti responsabili della vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti.  L’attività di spaccio si svolgeva sia nel centro cittadino che in diverse località balneari della provincia, anche all’interno di rinomate discoteche, per le quali la Questura ha avviato i procedimenti amministrativi finalizzati alla chiusura. L’indagine si è sviluppata con l’intervento di operatori undercover e con l’ausilio di telecamere nascoste, che hanno consentito di disvelare e documentare la fitta rete di spaccio presente in 4 locali notturni.

 

In tale ambito, la D.C.S.A. ha fornito il proprio contributo alla realizzazione dell’operazione, con il supporto informativo ed economico.

L’ indagine “MOVIDA” rientra nell’ambito di un ampio progetto della Polizia di Stato di contrasto allo spaccio di stupefacenti sul territorio, condiviso dalla D.C.S.A., denominato “PUSHER 3 – PIAZZA PULITA”, che ha rilanciato l’impiego di operatori sotto copertura per l’acquisto di droga, consentendo l’arresto ritardato degli spacciatori.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, nel contesto del coordinamento e supporto forniti alle diverse operazioni antidroga delle Forze di polizia nazionali, mette a disposizione il proprio contributo,sia alle attività di contrasto al narcotraffico internazionale, che alle indagini svolte nei confronti delle varie forme di spaccio di sostanze stupefacenti, quali l’operazione “MOVIDA”.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ha coordinato l’operazione MIXTUS”, condotta in maniera congiunta dalla Guardia di Finanza di Pavia e dai Carabinieri di Ivrea-Torino, conclusa il 25 luglio scorso, a Trezzano Sul Naviglio- Milano, con il sequestro di circa 8 Kg di cocaina (poco più di 1kg allo stato solido ed in polvere e quasi 7 kg allo stato liquido), oltre a solventi ed attrezzature per l’estrazione e la raffinazione della sostanza stupefacente e con l’arresto dei 5 responsabili – 4 peruviani ed 1 italiano-. L’attività investigativa, iniziata nel settembre 2018, alla quale ha contribuito la DCSA fornendo il coordinamento operativo nazionale ed il supporto informativo proveniente dal collaterale peruviano, anche attraverso il proprio Esperto per la Sicurezza in Colombia, ha permesso di interrompere un vasto traffico internazionale di cocaina tra il Perù e l’Italia, destinata ai mercati milanese e piemontese. L’importazione dello stupefacente avveniva attraverso la sua “fissazione” su pagine e copertine di libri e riviste e con la successiva estrazione e raffinazione, in un laboratorio clandestino, ricavato in un’autocarrozzeria abusiva, grazie ad un complice con mansioni di “chimico”. I soggetti arrestati, tutti pregiudicati, sono stati colti in flagranza dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, proprio nel “laboratorio chimico” predisposto per l’estrazione della cocaina “intrisa” nelle copertine; uno dei trafficanti, appartenente ad un’organizzazione di volontariato, aveva occultato gli strumenti per la raffinazione della cocaina su un’autoambulanza di proprietà della onlus, risultata completamente estranea ai fatti.

L’operazione antidroga MIXTUS si inserisce nell’ambito della vasta e costante attività di contrasto al narcotraffico svolta dalle FF.PP. nazionali, coordinata e supportata dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga.

 

 

Nel contesto del coordinamento info-operativo  e del supporto  della DCSA alle attività di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti,  effettuato in particolare per via marittima, si evidenzia l’ Operazione Libeccio International –  dal 2015 indagine congiunta  e sviluppata anche in ambito Europol, tra Italia, Francia  OCRTISCeCLAD-M, Spagna, MAOC-N, Grecia e, di volta in volta, altri Paesi interessati.

Questa sinergica  cooperazione  info-investigativa internazionale,  in Italia coordinata dalla DCSA e condotta dalla Guardia di Finanza, sviluppata anche attraverso lo strumento dell’art. 17 della  Convenzione delle Nazioni Unite contro il Traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, sottoscritta a Vienna nel 1988  (richiesta di autorizzazione  allo Stato di bandiera ad effettuare le attività di polizia necessarie a bordo della nave in acque  internazionali  e le operazioni successive,  Autorità nazionale per l’Italia  è la DCSA), ha fatto registrare  importanti risultati.  Nel corso del 2018, tra gli altri, i sequestri nel canale di Sicilia delle imbarcazioni  REMUS , con  20.140 kg di hashish e 11 arrestati  (utilizzando l’art. 17 Conv. ONU 1988, con richiesta dall’Italia allo Stato di bandiera (Panama) (foto)  e del veliero LEUCOTHEA sequestro di 11.050 kg di hashish e 2 persone arrestate richiesto dall’Italia allo Stato di bandiera  (Olanda) (foto ) e  nel primo semestre del 2019,  l’“intercettazione” di 4 imbarcazioni nel Mediterraneo e nell’ Oceano Atlantico. Nel dettaglio, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza , ad aprile, 6.200 kg di hashish sull’imbarcazione LUNA III, battente bandiera spagnola (procedura ex  art. 6 del Trattato tra il Regno di Spagna e la Repubblica italiana per la repressione del traffico illecito di droga in mare, firmato a Madrid il 23 marzo 1990) ed a maggio, 5.474 kg di hashish sul natante SOLEN I –  (art 17  richiesto dall’Italia allo Stato di bandiera (Turchia). Sempre a maggio, la polizia  portoghese  sequestrava 592 kg  di cocaina sull’imbarcazione YEMAYA  art. 17 richiesto dalle autorità spagnole e portoghesi allo stato di bandiera (Olanda) mentre a giugno le Dogane spagnole  sequestravano 10.000 kg di hashish sull’imbarcazione ELG – art 17 richiesto dall’Italia allo Stato di bandiera (Moldavia).  Arrestate complessivamente, ad oggi, 9 persone coinvolte nei traffici.                                                                                                                 

Grazie all’ input informativo della DCSA, all’inizio del 2019 è stata avviata un’attività antidroga con la cooperazione di Italia, Spagna, Colombia e Regno Unito che, il 23 gennaio scorso, ha  portato al più ingente sequestro registrato in Italia negli ultimi 25 anni, quantificato in oltre 2 tonnellate di cocaina purissima,  del valore di oltre mezzo miliardo di euro, effettuato dalla Guardia di Finanza di Genova nel porto della città. Nell’ambito dell’operazione, anche grazie al supporto degli Esperti per la sicurezza della DCSA in Spagna, è stata eseguita una consegna controllata internazionale, disposta dall’A.G., che ha consentito  l’arresto di un cittadino spagnolo a Barcellona, incaricato dall’organizzazione  destinataria del recupero dello stupefacente da quel porto. La droga sequestrata era, infatti, occultata all’interno di un container a bordo di una nave mercantile, partita dalla Colombia e destinata inizialmente in Italia e poi a Barcellona in Spagna.

Determinante per l’attività antidroga la segnalazione ed il coordinamento della DCSA. Le informazioni elaborate dalla DCSA e trasmesse al Comando Generale della Guardia di Finanza hanno permesso l’attivazione  della Guardia di Finanza di Livorno e dell’Agenzia delle Dogane che, il 15 gennaio 2019, hanno effettuato il sequestro di  644 kg di cocaina nel porto di quella  città.

Lo stupefacente, suddiviso in panetti, era occultato all’interno di 23 borsoni,  posizionati sopra alcuni sacconi bianchi contenenti chicchi di caffè trasportati in un container, a bordo di una motonave, partita dall’Honduras e proveniente dalla Spagna. Gli organizzatori del traffico avevano collocato, in uno dei borsoni contenenti la cocaina, i “cloni” dei sigilli della porta del container, destinati a sostituire quelli inizialmente apposti alla partenza, dopo l’estrazione della droga.

Su attivazione informativa della DCSA, ad ottobre 2018, veniva avviata  un’attività di contrasto a un traffico internazionale  di eroina, occultata in container a bordo di una nave cargo proveniente dall’Iran, con destinazione Spagna ed Italia.  Grazie al contributo dell’Esperto per la Sicurezza della  DCSA a Madrid, veniva  attivato il collaterale spagnolo per il monitoraggio della nave, giunta presso il porto di Valencia e, poiché  i container non venivano scaricati in quel luogo, bensì proseguivano verso Genova, la DCSA informava per il seguito operativo  la Polizia di Stato. A seguito della segnalazione, il 17 ottobre 2018, la  Squadra Mobile di Genova coadiuvata dall’Agenzia delle Dogane, sequestrava 268 kg di eroina nel porto di quella città. Successivamente al sequestro, su impulso della DCSA, veniva anche eseguita una consegna controllata internazionale con la cooperazione delle Autorità di polizia e giudiziarie di Italia, Francia, Svizzera, Belgio e Paesi Bassi, che ha consentito l’arresto  di due cittadini turchi in Olanda.

 

La Sezione Drug@online della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, nell’ambito del coordinamento delle attività di contrasto al traffico di stupefacenti nella rete internet (in particolare nel c.d. deep web), a seguito del sequestro di un pacco contenente sostanza stupefacente avvenuto all’estero e destinato ad un cittadino italiano, ha ipotizzato, anche in relazione al confezionamento del plico, l’esistenza di un soggetto/gruppo criminale operante nel traffico di stupefacenti attraverso la rete “Darknet”. Pertanto, è stata attivata la Questura di Trento, che al termine delle attività condotte sul territorio di competenza, il 13 dicembre 2018, ha dato esecuzione a cinque O.C.C., ai sensi dell’art. 74 del DPR 309/90, nei confronti di altrettante persone (di cui tre connazionali) coinvolte a vario titolo nel citato traffico, nonché al sequestro di oltre 30 kg. di sostanza stupefacente (marijuana, hashish e cocaina), di banconote false (taglio da 50 €), della somma di circa 10.000 €, di tre autovetture e di una moto.

In particolare, le risultanze investigative, suscettibili di futuri sviluppi, hanno fatto emergere una rete internazionale che, per il tramite di acquisti di stupefacente operati nel “Darknet” mediante moneta virtuale “Bitcoin” e di spedizioni per mezzo di corriere privato dalla Spagna e dalla Germania, operava in tutta la provincia di Trento per il rifornimento delle c.d. “piazze di spaccio.

In data 10 luglio 2018 il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Pisa, a conclusione dell’Operazione “Big Tasty”,  ha dato esecuzione ad un provvedimento restrittivo del GIP di Pisa nei confronti di 9 persone, di cui 6 sottoposte alla custodia cautelare in carcere e 3 all’obbligo di presentazione alla P.G.. Gli indagati, tutti italiani residenti tra le province di Pisa, Pistoia, Modena e Ancona, sono ritenuti responsabili in concorso fra loro di traffico di stupefacenti approvvigionati sul deep web, sistema sommerso non indicizzato dai normali motori di ricerca su internet, con pagamenti in bitcoin.

L’indagine del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Pisa, che si è avvalso di tecnologie molto sofisticate e specialisti informatici, è stata avviata da una serie di segnalazioni  della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga relative a sequestri di alcuni pacchi postali operati in Germania dalla locale Agenzia delle Dogane (le spedizioni arrivavano anche da Spagna e Paesi Bassi).

L’indagine ha consentito, nel suo corso, di sequestrare 50 chili di stupefacente che avrebbe fruttato sul mercato dello spaccio oltre un milione di euro. Le spedizioni erano realizzate in pacchi postali del peso di circa un chilo, contenenti stupefacenti di varia natura, in particolare eroina, hashish, amfetamine ed ecstasy, tutti destinati a un nominativo inesistente. All’indirizzo del destinatario, però è risultata risiedere una coppia italiana che si faceva recapitare le spedizioni servendosi della complicità di persone compiacenti in cambio di compensi in denaro.

La droga era destinata anche a giovanissimi,  per lo più studenti minorenni. Sono state, infatti, intercettate conversazioni telefoniche nelle quali ragazzi adolescenti, 14-15 anni, chiedono ai fornitori prezzi di favore in base alle disponibilità economiche del momento. Oltre alla rivendita in occasione di rave party, e nei locali  della movida toscana e di varie località dell’Emilia Romagna e delle Marche,  le pasticche venivano distribuite, con l’impiego di ‘galoppini’, anche in altre località del territorio nazionale.

 

Bloccata nave con dieci tonnellate di hashish.

Nel mese di giugno 2018 i finanzieri del Gruppo Aeronavale di Messina e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Palermo, con la collaborazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, diretti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania hanno portato a conclusione un’articolata operazione di contrasto al traffico internazionale marittimo di sostanze stupefacenti intercettando ed abbordando un ex peschereccio oceanico battente bandiera dei Paesi Bassi, denominato “QUEST” a bordo del quale erano trasportate oltre 10 tonnellate di hashish sequestrate. Arrestati i nove membri dell’equipaggio.

L’attività si inquadra in un’ampia attività investigativa internazionale, denominata “Libeccio International”, nel cui ambito la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno svolge la funzione di supporto e raccordo investigativo sul piano nazionale ed internazionale garantendo il tempestivo scambio delle informazioni fra gli organismi di polizia degli Stati interessati (principalmente Spagna, Francia, Marocco, Malta ed Egitto) e con gli organismi di cooperazione quali l’Europol ed il Centro di Analisi Operativa Marittima – MAOC-N di Lisbona. Il natante, monitorato con sofisticate apparecchiature tecniche dal Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Catania per oltre 40 ore, è stata abbordata a circa 130 miglia a sud est della Sicilia, dopo avere richiesto ed ottenuto l’autorizzazione dell’Olanda, facendo ricorso  della Convenzione ONU di Vienna del alle possibilità offerte dall’art. 17 della Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope di Vienna del 1988.

 

Il 31 gennaio 2018, la Squadra Mobile della Questura di Bologna, a conclusione dell’operazione “Rexton 2016”, ha dato esecuzione ai provvedimenti cautelari, emessi dal GIP, su richiesta dei PM della DDA di Bologna, nei confronti di 21 soggetti facenti parte di due diverse organizzazioni costituite rispettivamente da cittadini marocchini e albanesi che gestivano il traffico di cocaina e hashish.

In particolare, l’indagine, partita alla fine del 2015 e coordinata dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha portato al sequestro di circa 1.200 kg hashish, 22 kg di cocaina e 77 kg di marijuana ed all’arresto di 11 marocchini, 9 albanesi e un italiano, un 60enne romano che è ritenuto aver fornito supporto logistico all’organizzazione indagata.

L’hashish, importato dal Marocco a bordo di camion attraverso la Spagna, era destinato ad alimentare prevalentemente ma non solo, il mercato illecito dell’Emilia Romagna e del Lazio.

Alle piazze dell’Emilia Romagna e del Nord Italia era rivolto l’hashish caratterizzato dal logo raffigurante il marchio ‘Rolex’ impresso sui panetti che indicava una migliore qualità, mentre alle piazze del Centro Italia (Umbria e Lazio) veniva inviato quello contraddistinto dai loghi ‘Dubai’ e ‘Roma’. Ulteriore logo emerso è quello della compagnia aerea ‘Vueling’.

Mentre la compagine marocchina si occupava dell’hashish e aveva base a Bologna; quella albanese è risultata specializzata nella cocaina proveniente dall’Olanda ed aveva base a Castellarano, nel Reggiano.

Gli investigatori hanno quantificato in circa 300 kg al mese la quantità di hashish che l’organizzazione faceva arrivare a Bologna, per essere poi smistata sul territorio regionale, mentre di cocaina sarebbero arrivati circa quattro chili al mese, tramite il gruppo albanese che la gestiva nel Reggiano.

I contatti e lo scambio di sostanze fra le due organizzazioni erano assidui e portavano a frequenti trasporti di “coca” e “fumo” lungo la via Emilia.

Il sequestro più consistente – poco meno di una tonnellata di hashish, 1 Kg. di cocaina e 115.000 euro in contanti-  è stato eseguito nella primavera 2016 ad Aprilia (Latina). L’intervento seguiva due analoghi “raid” che avevano consentito rispettivamente il sequestro di 62 kg di ‘hashish’ al casello autostradale di Modena Nord e di 19 kg di cocaina e 22 kg di marijuana, a Castellarano (Reggio Emilia), con l’arresto di due coniugi albanesi.

La comunicazione tra i vari ‘anelli’ della catena di distribuzione dello stupefacente, captate dagli investigatori con 3.000 ore di intercettazioni ambientali e 15.000 ore di intercettazioni telefoniche, avveniva con un linguaggio in codice abilmente decifrato dalla Polizia. Gli appuntamenti venivano fissati nel corso di incontri personali. I soggetti raggiunti dai provvedimenti restrittivi del GIP del Capoluogo felsineo, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sono tutti ritenuti ricoprire ruoli di livello medio-alto nella filiera di traffico tanto che non si occupavano direttamente dello spaccio di strada.

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