Nel quadro delle iniziative finalizzate a consolidare l’attività di cooperazione internazionale, anche attraverso l’apertura di nuovi Uffici antidroga all’estero, dal 28 al 30 aprile 2026, il Direttore Centrale per i Servizi Antidroga, Generale di Divisione dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Spina, unitamente al Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri Riccardo Piermarini e al Maresciallo Maggiore dell’Arma dei Carabinieri Alessio Cadau, rispettivamente Direttore del I Servizio “Affari Generali e Internazionali” e addetto alla Sezione Relazioni Internazionali, si è recato negli Stati Uniti d’America e a Panama per partecipare a una serie di incontri istituzionali.
In particolare, negli USA, la delegazione, accompagnata dal Dirigente Superiore della Polizia di Stato Emilio Russo, Esperto per la Sicurezza, ha incontrato l’Ambasciatore d’Italia a Washington, Marco Peronaci, e ha partecipato ad un meeting con il Vice Amministratore Principale della Drug Enforcement Administration (DEA), Daniel Salter, e altri Alti Funzionari dell’Agenzia che rappresenta un prestigioso e fondamentale riferimento nell’assetto antidroga degli Stati Uniti, con compiti di analisi e coordinamento delle operazioni globali contro complesse organizzazioni criminali. Durante gli incontri sono stati esaminati gli scenari delle principali sfide future nel contrasto alle organizzazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti, con particolare riguardo al commercio di cocaina e di droghe sintetiche, e sono state delineate iniziative per l’ulteriore rafforzamento della collaborazione bilaterale.

A Panama la delegazione, accompagnata dall’Esperto alla Sicurezza in Santo Domingo (con accredito secondario a Panama), Vice Questore della Polizia di Stato Mauro Cardone, ha incontrato l’Ambasciatrice Giuditta Giorgio e ha avuto un incontro con il Vice Direttore Generale della Policía Nacional panamense, Francisco Castro, alla presenza del Direttore Nazionale Antidroga e, successivamente, con la Direttrice Generale dell’Autorità Nazionale Doganale panamense, Soraya Valdivieso. Il consolidamento dei rapporti con le citate Istituzioni riveste una particolare importanza in ragione del rilievo di Panama nei traffici commerciali e dell’interesse che riveste quale hub strategico di primaria importanza nelle rotte del traffico internazionale di stupefacenti verso l’Europa (Belgio e Paesi Bassi – Anversa e Rotterdam – Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Regno Unito) e il nostro Paese (i porti di Gioia Tauro, Genova, Vado Ligure e Salerno).
Nel corso delle riunioni sono state anche esaminate alcune progettualità di interesse comune in ambito operativo e formativo.
A conclusione degli incontri i partecipanti hanno manifestato ampia soddisfazione per il proficuo confronto e per i positivi e concreti sviluppi che ne potranno seguire.






















Al termine della visita i partecipanti hanno manifestato soddisfazione per i risultati del confronto e per il condiviso intendimento di consolidare ulteriormente la collaborazione nel contrasto al fenomeno del narcotraffico.



In data 28 settembre ha avuto inizio, presso la DCSA, il “5° seminario del progetto InFORMARE”, della durata di 10 giorni, che ha visto la partecipazione di 15 appartenenti a Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza provenienti da più parti d’Italia . L’attività formativa si inserisce nel citato progetto “InFORMARE” realizzato dalla DCSA nell’ambito dell’Accordo 








Nel corso della giornata del 18 luglio, i finanzieri del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica, con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 soggetti, accusati a vario titolo di avere promosso, diretto, finanziato, organizzato e realizzato un traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Sudamerica.
sull’operatività di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, di matrice ‘ndranghetistica in quanto vicina alla cosca Gallace di Guardavalle, con referenti e basi logistiche in Lazio, Toscana, Sardegna e Lombardia e all’estero.
Sono emersi gravi indizi circa le importazioni di cocaina tramite via aerea verso lo scalo di Francoforte e le spedizioni, tramite corriere, di cocaina liquida celata all’interno di succo di moringa ovvero occultata imbevendo di stupefacente le scatole di cartone contenenti frutta proveniente dalla Colombia.
sarebbero state tutte dirette e coordinate da un elemento di vertice della cosca GALLACE, esponente apicale della ‘ndrangheta. Sono state quindi ricostruite, per il periodo maggio 2020 – marzo 2021, importazioni di narcotico per oltre 1 tonnellata di cocaina e più di 200 kg di hashish e sono stati ricondotti all’organizzazione 17 sequestri (per oltre 400 kg di cocaina) effettuati in Italia e all’estero. 
Dopo circa tre anni di latitanza è stato catturato Simone Bartiromo, broker del narcotraffico internazionale, ritenuto membro di un’organizzazione criminale camorristica dedita al traffico internazionale ed organizzato di droga su larga scala. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, con la collaborazione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, hanno rintracciato ed eseguito a Orihuela – Alicante (Spagna), con il supporto in fase esecutiva di personale dell’Udyco – Policia National di Madrid, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del latitante internazionale di camorra, inserito nell’elenco del Ministero dell’Interno – Latitanti Pericolosi (
Bartiromo è gravemente indiziato di essere un broker del narcotraffico inserito pienamente nel sistema camorristico partenopeo, con specifiche conoscenze delle strutture criminali albanesi e spagnole, e di avere incentrato le proprie attività nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti e nell’approvvigionamento del narcotico destinato alle piazze di spaccio ricadenti nell’area di Napoli – Rione Traiano, nei quartieri cittadini di Scampia e di Secondigliano, nei comuni di Melito di Napoli e di Mugnano di Napoli nonchè in alcune province della Sicilia (Palermo e Catania) e della Puglia (Foggia e Brindisi) con analoghe attività di narcotraffico da e verso il territorio spagnolo.
territorialmente competenti e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria” – ha eseguito nelle aree di Roma, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, L’Aquila, Latina e Pistoia, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della DDA capitolina, nei confronti di 28 indagati di nazionalità italiana e albanese (
L’attività investigativa del ROS, denominata “ANEMONE”, ha permesso di svelare l’operatività di un’associazione criminale di matrice ‘ndranghetista dedita al narcotraffico ed operante nella Capitale, facente capo ad un 57enne calabrese precedentemente condannato in via definitiva per associazione mafiosa e ritenuto elemento apicale della locale di ‘ndrangheta di Volpiano (Torino), promanazione di una delle ‘ndrine di Platì (Reggio Calabria). Trasferitosi a Roma agli inizi degli anni 2000, ha assunto il controllo dell’area del quartiere romano di San Basilio, promuovendo la nascita di un’associazione composta, tra gli altri, anche dai tre figli, con legami stabili con una struttura criminale albanese utilizzata per gli aspetti logistici (estrazione dei carichi dai porti spagnoli e olandesi nonchè per il successivo trasporto) e per lo smercio della droga in altre zone della Capitale. Acquistata in Sudamerica, la cocaina veniva fatta giungere tramite container in alcuni porti della Spagna, di Rotterdam in Olanda e di Gioia Tauro in Italia, per poi essere smerciata al dettaglio sul mercato romano.
Inoltre è emerso che gli indagati utilizzavano sofisticati sistemi criptofonici per le comunicazioni operative e per eludere le attività di controllo. I dispositivi venivano forniti da una vera e propria centrale di smistamento individuata a Roma e facente capo ad un 46enne albanese.
di stupefacente (per lo più cocaina ed hashish), ha dimostrato/confermato: l’infiltrazione del territorio romano di organizzazioni, dedite al narcotraffico, di matrice ‘ndranghetista; l’alleanza, ormai strutturale, nello specifico settore, tra la ‘ndrangheta e paritetiche organizzazioni criminali albanesi che, forti della loro ramificazione in molti paesi europei e non solo, garantiscono canali alternativi di approvvigionamento e, soprattutto, la possibilità di utilizzare porti stranieri, ove esercitano il loro controllo, per diversificare le narco-rotte; la centralità del Porto di Gioia Tauro per le importazioni di cocaina; l’esistenza di accordi/regole che consentono a organizzazioni di diversa matrice di spartirsi le più redditizie aree di smercio del narcotico nella Capitale; l’utilizzo sistemico di strumenti tecnologici evoluti e non direttamente intercettabili, per le comunicazioni operative.
Le indagini sono state condotte in cooperazione internazionale con diverse polizie estere e sono state supportate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, da Interpol – progetto I-CAN, dalla rete @net della DIA, nonchè dalle Agenzie Europol ed Eurojust. La fase esecutiva in Albania è stata assicurata dalla Forza Operazionale del Dipartimento della Polizia Criminale.