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Il 12 e 13 gennaio, il Direttore della DCSAGen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore, accompagnato dai Direttori dei tre Servizi e dai rispettivi Capi Divisione, ha ricevuto in visita istituzionale una delegazione del Centro di Coordinamento dell’Informazione regionale dell’Asia centrale per la lotta al traffico illecito di stupefacenti, sostanze psicotrope e loro precursori (CARICC), guidata dal Direttore del Centro, Yazlyev Atageldy Ovezovich e dal Direttore del Dipartimento Informazioni ed Analisi, Azizbek Asilbekovich Erkaboev. A seguito della delegazione hanno partecipato anche l’Esperto per la sicurezza presso l’ambasciata d’Italia a Tashkent (Uzbekistan), Cap. CC Bartolomeo Luca Magliarisipunto di collegamento tra il CARICC e la DCSA – e l’Esperto a Teheran (Iran) – coordinatore regionale – Primo Dir. P. di S. Salvatore La Barbera.

Il CARICC, con sede ad Almaty (Kazakistan), è stato creato nel 2007 secondo il modello Europol con il supporto dell’Ufficio regionale dell’UNODC in Asia centrale, con lo scopo di facilitare lo scambio e l’analisi delle informazioni operative per meglio reprimere il traffico illecito di droghe nell’area del Centro-Asia tra gli Stati aderenti: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan, Federazione Russa e Uzbekistan. L’Italia è tra i Paesi con lo status di osservatore presso CARICC unitamente ad altri Stati.

All’inizio dell’incontro, il Gen. Maggiore, nel dare il suo benvenuto agli ospiti, ha illustrato la struttura organizzativa della DCSA e le sue funzioni. In tale contesto è stata anche evidenziata la complessità del sistema italiano, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di forze di polizia, per le quali la Direzione Centrale svolge una fondamentale azione di coordinamento nel settore del contrasto al narcotraffico, una delle più longeve e riuscite esperienze interforze in seno alle forze di polizia nazionali. Un particolare focus è stato dedicato ad un aspetto che connota la DCSA, costituito dal coordinamento operativo, a livello nazionale ed internazionali, delle indagini delle forze di polizia in materia di antidroga. In tale contesto ha sottolineato l’importanza delle cosiddette “operazioni speciali” (operazioni sotto copertura e consegne controllate), soprattutto nell’ambito della cooperazione con altri Paesi. Nel prosieguo, è stata descritta la funzione svolta dalla rete di esperti per la sicurezza, distaccati all’estero nei crocevia internazionali della produzione, transito e del traffico illecito della droga, che promuovono prioritariamente la cooperazione di polizia contro il narcotraffico e svolgono attività di studio, osservazione e raccordo con i competenti organismi esteri. In particolare, è stata sottolineata l’importanza strategica delle nuove sedi aperte in Kenya e Sudafrica, collocate lungo la direttrice della c.d. “rotta del Sud” (rotta dell’eroina afgana, d’interesse del CARICC che transita lungo la costa orientale africana e che raggiunge, in varie modalità, l’Europa e quindi anche l’Italia). L’attività degli Esperti si conferma un  elemento strutturale della cooperazione internazionale, in cui si esprime la centralità della Direzione nel dispositivo di contrasto antidroga.

Hanno poi preso la parola i delegati del CARICC che hanno affrontato tematiche, oggetto di successivo dibattito e confronto, quali, la struttura organizzativa e le funzioni del Centro, i meccanismi di cooperazione tra le autorità competenti degli Stati membri nella lotta alla criminalità transfrontaliera associata al traffico illecito di droga, le attività di assistenza nell’organizzazione ed esecuzione di operazioni ed indagini internazionali congiunte, comprese le consegne controllate, le metodologie di raccolta, conservazione, protezione, analisi e scambio di informazioni operative per reprimere il traffico illecito di droghe nell’area del Centro-Asia. Inoltre, il CARICC fornisce supporto alle agenzie degli Stati membri, attraverso conferenze, corsi di formazione e seminari per migliorare le tecniche di lotta al narcotraffico e rafforzare la cooperazione internazionale in questo settore. In merito, è stata richiesta la possibilità di organizzare corsi specialistici, compresa la formazione sulle consegne controllate internazionali di stupefacenti, che ha trovato la massima adesione da parte del Gen. Maggiore, auspicando anche un rafforzamento della cooperazione tra CARICC e DCSA, sia per incrementare lo scambio informativo che le operazioni speciali svolte congiuntamente.     

Nel corso del secondo giorno si sono tenuti interventi, con taglio tecnico-operativo, a cura di esperti dei tre Servizi della DCSA. In particolare, sono state esaminate le tecniche di analisi strategica ed operativa delle informazioni, attraverso cui vengono elaborati studi e ricerche sulla situazione nazionale e regionale, sui consumi locali, sulle rotte interne e sulle etnie maggiormente coinvolte nei traffici. A livello internazionale, tale analisi investe aree di produzione e provenienza, mercati di destinazione, modalità di occultamento, frontiere di accesso degli stupefacenti e rotte utilizzate dai trafficanti. Altro argomento trattato sono state le esperienze acquisite nel settore del narcotraffico svolto nel web, ovvero dei complessi canali del mercato digitale attraverso l’utilizzo degli innumerevoli strumenti messi a disposizione dalla rete. Al riguardo, particolare risalto è stato dato all’istituzione all’interno della Direzione di una Sezione operativa, denominata “Drug@online”, che ha il compito di monitorare la rete, al fine di fornire il coordinamento delle attività repressive del commercio illecito di droga che si svolge con queste nuove modalità. Un altro argomento ha riguardato la programmazione e lo sviluppo di attività addestrative degli operatori delle forze di polizia nazionali ed estere, compresa la formazione sulle consegne controllate internazionali di stupefacenti e sulla figura dell’undercover. La tematica delle operazioni speciali è stata poi oggetto di uno specifico focus, nel corso del quale sono state illustrate le previsioni normative italiane ed europee in materia, nonché descritte le best practice operative in tale comparto, sottolineando l’importanza di tale strumento, soprattutto nell’ambito della cooperazione internazionale, per un più efficace contrasto al narcotraffico.

Al termine delle due giornate di lavori i partecipanti hanno espresso la propria soddisfazione per il proficuo confronto che rappresenta un importante passo per consolidare forme di collaborazione e condivisione delle informazioni, nella consapevolezza che solo uno sforzo congiunto può strategicamente riuscire a contrastare i pericoli derivanti dalle organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di droga.


La campagna navale marittima e fluviale ORION, arrivata alla sua decima edizione, è una tra le più vaste operazioni multilaterali contro il traffico illecito di droga, organizzata e sviluppata dalla Colombia attraverso la Marina Nazionale, in un lavoro congiunto e coordinato con altri Paesi. 

La sua importanza risiede nell’alleanza strategica che è stata consolidata con 41 Paesi di tutto l’emisfero, compresa l’Italia – che vi partecipa attraverso la DCSA – nell’ambito degli impegni di  cooperazione internazionale di polizia per contrastare la minaccia della criminalità organizzata e del narcotraffico transnazionale.

Questa “azione” contro il traffico di droga è stata realizzata grazie ad una sinergica cooperazione internazionale tra agenzie, forze armate e forze dell’ordine di vari Paesi. Si tratta di una iniziativa della Colombia che  merita uno speciale riconoscimento, poiché nella Regione operano le  maggiori organizzazioni di narcotrafficanti, capaci di organizzare vasti traffici illeciti transnazionali, movimentando enormi quantità di droga attraverso le loro alleanze con mafie ed organizzazioni criminali operative in tutto il mondo.

La DCSA ha partecipato a ORION X e alle scorse edizioni – per il tramite del proprio Esperto per la Sicurezza a Bogotà – fornendo sostegno alla campagna ed inviando informazioni e dati operativi utili per la lotta al narcotraffico.

In occasione del termine  della Campagna ORION X , il Direttore  Centrale della DCSA, Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore, ha inviato un videomessaggio alle autorità colombiane, nel quale ha formulato i ringraziamenti ed espresso il sentimento di stima, a nome di tutte le forze di polizia italiane, alla Marina Nazionale Colombiana per l’enorme impegno svolto in sinergia con tutti i Paesi ed organizzazioni coinvolte nella vasta operazione antidroga. Nel suo messaggio, il Direttore ha manifestato l’importanza di questo strumento di cooperazione internazionale per contrastare il fenomeno ed ha “sottolineato (…)  la professionalità della Armada Nacional della Colombia, prezioso e strategico alleato nella lotta contro il narcotraffico”.

A conclusione della campagna ORION X  è stato divulgato   – il 22 dicembre 2022 –  un comunicato stampa che descrive  gli eccellenti risultati ottenuti.

https://youtu.be/kz4x6br7-PUAl comunicato stampa sono allegate delle immagini, che illustrano i risultati della campagna Orion X, un video  con le dichiarazioni dell’ Ammiraglio Francisco Cubides Granados, Comandante della Marina militare della Colombia e un video che mostra gli importanti esiti dell’operazione e contiene un estratto dei messaggi dei rappresentanti dei Paesi partecipanti, tra cui quello del Direttore Centrale della DCSA (2′: 27”).

Il 14 dicembre, si è tenuto presso la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga il workshop Narcotraffico nel web e dark web: nuove frontiere di contrasto di un fenomeno in evoluzione, a conclusione del Corso Digital Investigation and Intelligence organizzato nell’ambito del progetto ICARUS in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alla giornata formativa hanno preso parte 60 corsisti, tra appartenenti alle forze di polizia del territorio e rappresentanti della DCSA.

All’inizio del consesso il Direttore Centrale, Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore, ha fatto il suo saluto di benvenuto ai partecipanti, manifestando la propria soddisfazione per la realizzazione di una giornata studio dedicata ad un argomento di assoluta attualità, che coinvolge la tematica del narcotraffico da un nuovo punto di vista, ovvero dai nuovi e complessi canali del mercato digitale attraverso l’utilizzo degli innumerevoli strumenti offerti dal web. Il traffico di stupefacenti, infatti, è riuscito a ritagliarsi uno spazio virtuale importante, generando un enorme volume d’affari che ha consentito ad abili criminali, esperti d’informatica, di arricchirsi, facendo leva sulle potenzialità che il web offre in termini di “anonimato” nella navigazione e nelle procedure di pagamento – bitcoins – per gli illeciti acquisti effettuati.

Nel corso degli interventi sono state approfondite, anche con esercitazioni pratiche, tematiche particolari, quali: le investigazioni dalla dimensione fisica a quella virtuale, il black market e la vendita di droga on line, il dark web, le azioni di contrasto e tecniche di infiltrazione con un focus su alcuni casi operativi conclusi, la ricostruzione di regolamenti finanziari effettuati attraverso la rete per i pagamenti di illeciti traffici di sostanze stupefacenti, il Digital e Cloud Forensic, lo strumento del captatore informatico, le investigazioni digitali su big data, bot, cryptovalute e blockchain e i reati connessi.

Uno spazio importante è stato dedicato anche alla nuova frontiera del Metaverso e alle future indagini in tale spazio, una realtà virtuale aumentata, ancora in fase di sviluppo, in cui le persone connesse potranno interagire tra loro così come avviene nel mondo fisico. Il Metaverso, oltre alla sua straordinaria evoluzione, consentirà anche l’accesso a nuovi canali di distribuzione di stupefacenti, da parte di coloro che possono allestire spazi privati – c.d. workrooms – per realizzare attività illecite e comunicare con altri criminali.

Un altro argomento che ha suscitato particolare interesse ha riguardato la relazione tra le indagini digitali e l’acquisizione della prova nel processo penale. Negli ultimi anni, infatti, agli strumenti probatori tradizionali si sono aggiunti quelli digitali, ad esempio acquisiti tramite il captatore informatico, che hanno posto problemi giuridici sulla loro utilizzabilità che il legislatore, la dottrina e la giurisprudenza devono continuare ad affrontare. La particolare natura immateriale dei dati digitali/online (web e social) comporta che essi possano essere modificati, alterati, danneggiati e distrutti. Il momento più delicato nell’attività di acquisizione della prova è che essa avvenga in maniera tecnicamente idonea e che la stessa non abbia subito contaminazioni, sia dopo che i dati sono stati raccolti e sia nella successiva fase di analisi, per rendere attendibili e riproducibili i risultati dell’esame. In tale ambito sono state, pertanto, esaminati sotto quali vesti i dati digitali confluiscono nel processo, sono state analizzate le forme e i casi di acquisizione dei medesimi e ed infine illustrate le potenzialità della prova digitale che, comunque, viene affiancata a quella raccolta attraverso i tradizionali mezzi di indagine, integrata dall’esperienza data dal fattore umano, ovvero dall’investigatore.

Hanno fornito il loro prezioso contributo al Corso, esperti del settore appartenenti alle forze di polizia (del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, del ROS dell’Arma dei Carabinieri e dello SCO della DAC della Polizia di Stato) e qualificati docenti dell’Università degli studi di Foggia, specializzati in materia.

VISITA RAPPRESENTANTI DELL’UNODC E DELLA GUINEA BISSAU, DEL GAMBIA E DEL SENEGAL.

Il 12 dicembre, il Direttore Centrale, Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore – accompagnato dai Direttori del I e III Servizio, dai rispettivi Capi Divisione e dall’Esperto per la sicurezza di Dakar – ha ricevuto in visita, unitamente a rappresentanti della Direzione Centrale Polizia Criminale (DCPC) e dell’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di Polizia, membri dell’UNODC e capi delegazione dei Paesi dell’Africa occidentale (Guinea Bissau, Gambia e Senegal), giunti con lo scopo di presentare l’operazione Open Roads  (Strade Aperte) III e porre le basi per rafforzare la cooperazione, il coordinamento e lo scambio di informazioni per contrastare il narcotraffico che coinvolge i rispettivi Paesi.

L’Africa occidentale costituisce, infatti, un’area particolarmente vulnerabile al traffico illecito di stupefacenti – in particolare di cocaina – che, per la sua natura transnazionale, ha determinato nel tempo la necessità di avviare forme di cooperazione che hanno trovato il sostegno dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), con cui è stata avviata l’operazione “Strade aperte”, volta, per l’appunto, a rafforzare gli strumenti di collaborazione in materia di traffico illecito di narcotici.

All’inizio dell’incontro, il Gen. Maggiore, nel dare il suo benvenuto agli ospiti, ha illustrato la struttura organizzativa della DCSA e delle sue funzioni. In tale contesto, nell’evidenziare la complessità del sistema italiano, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di forze di polizia, ha descritto la fondamentale azione di coordinamento esercitata, nel settore del narcotraffico, dalla Direzione Centrale, una delle più longeve e riuscite esperienze interforze in seno alle forze di polizia nazionali. Tra gli argomenti trattati, un particolare focus è stato destinato a quello della rete di esperti per la sicurezza, distaccati all’estero nei crocevia internazionali della produzione, transito e del traffico illecito della droga, che promuovono prioritariamente la cooperazione di polizia contro il narcotraffico e svolgono attività di studio, osservazione e raccordo con i competenti organismi esteri. La gestione dei flussi informativi e l’attività degli esperti sono gli elementi strutturali della cooperazione internazionale, in cui si esprime la centralità della Direzione nel dispositivo di contrasto antidroga. Nel prosieguo, è stato illustrato un altro fondamentale aspetto che connota la DCSA, costituito dal coordinamento operativo delle cosiddette “operazioni speciali” (operazioni sotto copertura e consegne controllate), nonché la posizione di referente nazionale per le richieste di abbordaggio (ex art. 17 Convenzione ONU del 1988) del naviglio sospettato di trasportare sostanze stupefacenti in acque internazionali.

Hanno poi preso la parola i rappresentanti dell’UNODOC (Cheikh Toure e Daouda Gadiaga) referenti per l’area, che hanno illustrato il programma “Strade aperte III” con un particolare focus sulle cd consegne controllate e un resoconto dei sequestri effettuati nell’ambito del citato progetto. I successivi interventi, da parte dei capi delegazione, Direttori e responsabili delle polizie antidroga dei Paesi africani partecipanti, hanno posto l’attenzione sull’esigenza di ottenere forme di supporto da parte dell’Italia, sia sul piano formativo per addestrare le forze di polizia sulle tecniche di indagine e conoscere gli aspetti normativi attraverso cui la polizia giudiziaria opera sul territorio nazionale, sia da un punto di vista materiale per implementare le dotazioni degli strumenti  tecnico-operativi, necessari per svolgere monitoraggio e controlli approfonditi sulle merci che giungono via  mare nei rispettivi Paesi, in particolare dall’America Latina, allo scopo di intercettare i carichi di droga occultati, soprattutto cocaina, per la gran parte solo in transito nel West Africa e destinata, invece, all’Europa.

Il Direttore centrale Maggiore, nel manifestare la disponibilità di fornire il supporto richiesto, ha evidenziato come sia necessario, prima di poter avviare forme efficaci di cooperazione, sviluppare dei programmi a medio-lungo periodo per condividere metodologie addestrative e  “costruire” best pratices comuni che sono fondamentali per poi formalizzare, attraverso i canali diplomatici, forme di collaborazioni operative bilaterali, i c.d. MOA (Memorandum operativi antidroga), base, queste ultime, per lo sviluppo di successive  operazioni congiunte contro la criminalità organizzata ed il narcotraffico transnazionale. In tale senso è stato dato risalto anche all’importanza di una formazione che tenga conto delle tecniche investigative connesse all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati, quale strumento per contrastare in maniera più efficace le ricchezze delle organizzazioni criminali. Concludendo, il Direttore della DCSA ha espresso la più ampia disponibilità per porre le basi di una futura collaborazione tra i rispettivi Paesi, impegnandosi a raccogliere, anche tramite il prezioso apporto dell’Esperto per la sicurezza a Dakar, le richieste e proposte avanzate dai rappresentanti delle delegazioni  dei Paesi dell’Africa occidentale

Al termine della giornata i partecipanti hanno manifestato la propria soddisfazione per il proficuo confronto che rappresenta un primo passo per la realizzazione di forme di collaborazione e condivisione delle informazioni tra i rispettivi Paesi, nella consapevolezza che solo uno sforzo congiunto può strategicamente riuscire a contrastare i pericoli derivanti dalle organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di droga.

 

MEETING DI ALTO LIVELLO, ORGANIZZATO DALLA DCSA IN COOPERAZIONE CON INTERPOL, AMBITO PROGETTO ICARUS (DCSA-DPA).

Nell’ambito dell’iniziativa denominata “Icarus, che la DCSA ha in corso con il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio (DPA), è stata sviluppata la progettualità The Southern Route –  la Rotta del Sud –  in collaborazione con il Segretariato Generale di Interpol Lione. Il progetto, incentrato sulla c.d. “rotta africana dell’eroina”, ha preso impulso dalla 2^ Conferenza Globale sul traffico di droga, promossa, nel settembre 2019 a Città del Capo in Sudafrica, dal Segretariato Generale di Interpol Lione, alla quale hanno preso parte 194 delegati di 97 Stati. In quel consesso si è tenuto un incontro dedicato al traffico di eroina lungo la cd “Rotta del Sud”, che vede l’Italia tra i punti europei di arrivo di carichi di oppiacei che transitano attraverso Kenya, Madagascar, Mauritius, Mozambico, Sud Africa, Tanzania ed Uganda.

Sulla base di tali premesse, la DCSA ha posto le basi – previe intese con la DCPC – per una progettualità che coinvolge i citati Paesi africani ed il Segretariato Generale di Interpol Lione e che ha visto l’avvio con il primo Convegno high level meeting – organizzato a Roma, presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia (SPIF), nelle giornate del 26 e 27 ottobre 2022.

Al Convegno hanno partecipato, oltre al Direttore Centrale per i Servizi Antidroga – che ha aperto e chiuso i lavori – i Direttori del I e III Servizio e Dirigenti ed Ufficiali della DCSA, i rappresentanti di  INTERPOL, il Direttore ed ufficiali del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della DCPC, i rappresentanti delle forze di polizia italiane, le autorità antidroga di Kenya, Madagascar, Mauritius, Mozambico, Sud Africa, Tanzania ed Uganda e il Capo dell’Ufficio della DEA americana a Roma; all’inaugurazione dell’evento hanno preso parte, anche, il Direttore dello SPIF, che ha ospitato il meeting, un rappresentante del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Direttore del Servizio Relazioni Internazionali dell’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di polizia ed il  Vice Direttore Generale della P. di S.  – Direttore Centrale della Polizia Criminale – Prefetto Vittorio Rizzi.

L’evento si è aperto con il saluto di benvenuto del Direttore dello SPIF, Gen. D. CC Giuseppe La Gala che ha manifestato grande soddisfazione per il fatto di ospitare questo importante incontro internazionale di specialisti nel settore antidroga ed ha augurato buon lavoro ai partecipanti.

A seguire, è intervenuto il Direttore Centrale per i Servizi Antidroga, Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore evidenziando che l’iniziativa ha la finalità di costituire un gruppo di lavoro, formato dai delegati dei Paesi che hanno aderito al progetto, per analizzare ed affrontare la minaccia che coinvolge il nostro territorio e i paesi africani, nella consapevolezza che solo uno sforzo congiunto, attraverso una costante collaborazione – sia su scala bilaterale che multilaterale – ed il coinvolgimento di organismi di polizia internazionale come l’Interpol, può strategicamente riuscire a contrastare i pericoli derivanti dalla criminalità organizzata in generale e dal traffico di droga in particolare.

Nel concludere il suo intervento, il Direttore Centrale Maggiore ha citato un passo del discorso del giudice Giovanni Falcone, tenuto nel 1984 presso il Consiglio Regionale del Piemonte, nel corso del quale, parlando proprio della cooperazione internazionale contro i traffici di droga, aveva evidenziato che “(…) le organizzazioni criminali non hanno problemi di confini e che operano con disinvoltura in tutto il mondo, per cui ogni ritardo nella cooperazione internazionale per la repressione del fenomeno si rivolge in ulteriori vantaggi per tali organizzazioni, che di giorno in giorno diventano sempre più efficienti e pericolose (…) non ha nessuna importanza che la droga venga sequestrata in un Paese anziché in un altro e ad opera di un determinato organismo di polizia, anziché di un altro; l’unica cosa importante è che l’operazione di polizia venga compiuta nel modo più efficace e questo è l’unico risultato cui dovrebbero mirare gli sforzi congiunti delle polizie dei vari Paesi, accomunate da questa unica e superiore finalità di efficienza. (…) E, soprattutto, è indispensabile che tale collaborazione si attui al fine di rintracciare e confiscare i beni illecitamente acquisiti, così deprivando le organizzazioni criminali, fondate esclusivamente sul fine di lucro, del loro potere economico, sul quale è basata fondamentalmente la loro pericolosità sociale (…)”.

Successivamente, ha preso la parola Mr. Josè De Gracia Romero, Assistant Director Criminal Networks Directorate del Segretario Generale INTERPOL di Lione che ha sottolineato l’importanza del progetto, finalizzato ad accrescere la conoscenza reciproca tra gli “attori” della lotta al narcotraffico ed al crimine organizzato dei diversi Stati ed incentivare gli scambi informativi e “formativi” tra gli stessi, con l’obiettivo di potenziare la cooperazione internazionale nel settore.

A seguire, è intervenuta la dott.ssa Elisabetta Simeoni, Direttore Generale presso il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha evidenziato come la DCSA e il DPA rappresentino le due facce della stessa medaglia sul fronte del contrasto alle droghe, operando in comunione di intenti con l’obiettivo da un lato di prevenire, facendo diminuire  la domanda ed attuando le procedure necessarie per prendere in carico le tossicodipendenze e, dall’altro, intervenendo con le attività repressive affinché si riduca l’offerta.

Successivamente, ha fatto il suo intervento il Direttore del Servizio Relazioni Internazionali dell’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di polizia, Dirigente Superiore P. di S. Eufemia Esposito, la quale ha posto l’attenzione sull’efficiente attività di coordinamento esistente tra le forze di polizie italiane, evidenziando come questa logica debba essere un modello da replicare anche a livello internazionale.

Al termine è intervenuto, in videocollegamento, il Vice Direttore Generale della P. di S.  – Direttore Centrale della Polizia Criminale – Prefetto Vittorio Rizzi, che ha esteso il proprio saluto agli organizzatori e partecipanti all’evento, manifestando il proprio compiacimento per la realizzazione del progetto, che pone le basi per consolidare i rapporti di collaborazione tra gli Stati interessati.

Dopo l’apertura ufficiale dell’evento, i lavori della “due giorni” si sono sviluppati in 3 panel tematici, organizzati dalla DCSA con un taglio tecnico, dedicati al confronto sugli aspetti operativi dei sistemi di controllo e contrasto del traffico di eroina attraverso i porti e gli aeroporti (expertise/best practices) e sulle operazioni speciali: attività sottocopertura e consegne controllate.

A chiusura del convegno, il Direttore della DCSA Maggiore, nel salutare e ringraziare i partecipanti all’evento, ha manifestato la propria soddisfazione per il proficuo confronto che si è sviluppato durante le due giornate di lavoro, che apre nuove prospettive per una collaborazione antidroga sempre più stretta tra i Paesi coinvolti, necessaria per poter fronteggiare una minaccia “globale”, che travalica i confini e colpisce tutti.

 

Il 10 novembre 2022, il Direttore Centrale della D.C.S.A., Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore – unitamente ai Direttori, Dirigenti e  collaboratori dei tre Servizi, all’Esperto per la Sicurezza ad Istanbul e all’Ufficiale di Collegamento al MAOC /N ha ricevuto in visita istituzionale il Direttore del Dipartimento Antidroga della Polizia Nazionale turca, Ibrahim H. Seydiogullari, accompagnato dal Vice Direttore, Soner Yildirim, dal Direttore della Divisione per il contrasto al riciclaggio dei proventi del traffico degli stupefacenti, Mehmet Faith Ucar e da due funzionari dell’Ambasciata turca a Roma.

Nel corso dell’incontro, il Gen. Maggiore ha illustrato la struttura organizzativa della DCSA e le sue funzioni. In tale contesto, nell’evidenziare la complessità del sistema italiano, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di forze di polizia, ha descritto la fondamentale azione di coordinamento esercitata, nel settore del narcotraffico, dalla Direzione Centrale, una delle più longeve e riuscite esperienze interforze in seno alle forze di polizia nazionali. Tra gli argomenti trattati, un particolare focus è stato destinato a quello della rete di esperti per la sicurezza, distaccati all’estero nei crocevia internazionali della produzione, transito e del traffico illecito della droga, che promuovono prioritariamente la cooperazione di polizia contro il narcotraffico e svolgono attività di studio, osservazione e raccordo con i competenti organismi esteri. La gestione dei flussi informativi e l’attività degli esperti sono gli elementi strutturali della cooperazione internazionale, in cui si esprime la centralità della Direzione nel dispositivo di contrasto antidroga.

Nel prosieguo, è stato illustrato un altro fondamentale aspetto che connota la DCSA, costituito dal coordinamento operativo delle cosiddette “operazioni speciali” (operazioni sotto copertura e consegne controllate), nonché la posizione di referente nazionale per le richieste di abbordaggio del naviglio sospettato di trasportare sostanze stupefacenti in acque internazionali. Da ultimo, è stato anche dato risalto all’istituzione all’interno della Direzione di una Sezione operativa, denominata “Drug@online”, che ha il compito di monitorare la rete internet, al fine di fornire il coordinamento delle attività repressive del commercio illecito di droga avvalendosi delle potenzialità della rete.

Un altro argomento che ha suscitato interesse è stato quello relativo alla prevenzione, nel cui ambito la DCSA, unitamente a rappresentanti delle istituzioni, della società civile e testimonial, partecipa ad incontri presso le scuole con studenti, genitori ed insegnanti per creare dei momenti di riflessione e confronto in merito all’uso delle sostanze stupefacenti. L’obiettivo perseguito è quello di mettere in condizione i giovani di prendere coscienza dei rischi che derivano dalla droga, sia sul piano individuale, sociale, sanitario e legale e, di conseguenza, fornirgli gli strumenti necessari per valutare in maniera responsabile le proprie scelte verso la legalità e la salute. Tale attività informativa assume una notevole importanza anche da un punto di vista strategico, nella consapevolezza che la prevenzione e la repressione costituiscono le facce della stessa medaglia, in quanto l’una cerca di diminuire la domanda e il danno, l’altra di ridurre l’offerta della droga sul “mercato”. In proposito, il Direttore centrale ha citato la collaborazione con il DPA, nell’ambito del progetto ICARUS e, in particolare, la partecipazione alla campagna di informazione HUGS NOT DRUGS destinata prevalentemente ai giovani.

Al termine della visita i partecipanti hanno manifestato la propria soddisfazione per il proficuo confronto e la ferma volontà di consolidare sempre di più la collaborazione tra i rispettivi Paesi, per fronteggiare in maniera più efficace e determinante la minaccia del narcotraffico.

Il 4 e 5 ottobre, si è tenuto a Rotterdam, nei Paesi Bassi, il congresso dedicato a “The Italian Approach”- “Il Metodo Italiano”, a cui hanno preso parte le autorità italiane e quelle olandesi, dedicato al modello italiano di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso, con un focus particolare sulla penetrazione dei gruppi criminali italiani negli asset economici ed infrastrutturali a maggiore rilevanza strategica di quel paese.
All’incontro, fortemente voluto dalla ministra della  giustizia  e sicurezza e dei Paesi Bassi Yeṣilgöz-Zegerius, hanno partecipato i massimi esperti italiani nella lotta alle mafie, che si sono confrontati con gli addetti ai lavori olandesi di alto livello, tra i quali funzionari e personale della Polizia olandese, del FIOD (Fiscal Information and Investigation Service), dell’Autorità giudiziaria e dello stesso Ministero della giustizia e sicurezza dei Paesi Bassi. Nella due giorni di incontri sono stati illustrati i profili storici, normativi e  operativi  della lotta alla mafia nell’esperienza pluriennale italiana, con il noto contributo di sangue pagato da “uomini di giustizia”, tra i quali sono stati ricordati i giudici Falcone e Borsellino e l’insegnamento lasciato in eredità: lavorare in cooperazione internazionale ed aggredire i patrimoni illeciti delle mafie – il famoso principio “follow the money“. Nello specifico, sono stati approfonditi i temi della documentazione ammnistrativa antimafia nell’azione di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata, l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e il sistema del doppio binario tra repressione e misure di prevenzione patrimoniali, la politica antidroga sviluppata a livello nazionale e internazionale dall’Italia e l’attività legata alla prevenzione ed al contrasto alle organizzazioni criminali, anche in una prospettiva transnazionale. Le autorità olandesi hanno voluto un confronto particolare, oltre allo strumento delle misure di prevenzione patrimoniali, anche sul tema del regime carcerario speciale (41 bis) previsto per i detenuti mafiosi, sulle misure di protezione previste per i collaboratori e i testimoni di giustizia – gestite dal Dipartimento della Pubblica sicurezza per il tramite dell’Ufficio centrale per la sicurezza personale e del Servizio centrale di protezione (DCPC).
E’ intervenuto al Simposio, per la DCSA,  il Direttore Centrale  – Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore – accompagnato dal Direttore del III Servizio  – Operazioni Antidroga –  Gen. B. CC Giancarlo Scafuri.
La delegazione del Dipartimento della pubblica sicurezza, guidata dal vicecapo della Polizia Vittorio Rizzi era composta dai vertici e da dirigenti  della stessa struttura dipartimentale. In particolare, hanno preso la parola il direttore dell’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di polizia, Vittorio Lapolla – che è intervenuto con un focus sulla documentazione antimafia per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata, misure  previste da una normativa nazionale di tipo speciale – il c.d. codice Antimafia –  e, quindi, il direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato (DAC) Francesco Messina – che ha approfondito la tematica relativa al sistema italiano del “doppio binario” nell’aggressione all’apparato militare e ai patrimoni illeciti delle mafie. In particolare, il contrasto alle mafie italiane viene orientato su due livelli, per colpire sia il controllo “sociale” che le  stesse esercitano con strumenti militari che il potere economico-finanziario derivante dagli ingenti profitti delle attività criminali, “che diventa anche potere politico”. Altro concetto evidenziato è la caratteristica delle mafie italiane (camorra, ‘ndrangheta, cosa nostra, mafia pugliese) che, oltre ad essere ben radicate sul territorio, si sono delocalizzate agendo in tutto il mondo, specialmente nel narcotraffico, con propri affiliati. Per questo sono sempre più necessarie le joint venture tra le polizie e le magistrature dei diversi stati. Successivamente, il direttore centrale per i servizi antidroga, Antonino Maggiore, ha svolto un approfondimento sulla policy antidroga sviluppata a livello nazionale ed internazionale attraverso la DCSA e, a seguire, il direttore della Direzione investigativa antimafia (DIA) Maurizio Vallone ha illustrato il dispositivo nazionale antiriciclaggio contro le organizzazioni  criminali mafiose.  
Nel corso del suo intervento,  il direttore della DCSA, Generale Maggiore,  ha descritto, inizialmente, l’architettura del sistema antidroga italiano,  sviluppato sui due livelli  complementari – politico ed operativo –  dagli attori della prevenzione e della repressione del fenomeno droga. Sul versante della “domanda”, ruolo principale viene svolto dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri – organo di coordinamento delle attività di prevenzione, cura, trattamento e reinserimento sociale e lavorativo dei tossicodipendenti –  mentre, nel settore della “riduzione dell’offerta”, funzione fondamentale è svolta dalle forze di polizia con le attività di contrasto antidroga e,  nel sistema,  ruolo centrale è quello assegnato alla DCSA – organo  di coordinamento info-investigativo nazionale ed internazionale e di supporto, anche tecnico ed economico alle indagini. Il direttore centrale Maggiore ha descritto la fondamentale azione di coordinamento esercitata dalla DCSA nel settore del narcotraffico, una delle più longeve e riuscite esperienze interforze in seno alle forze di polizia nazionali.  Un particolare focus è stato quello sulla rete degli esperti per la sicurezza, distaccati all’estero nei crocevia internazionali della produzione, transito e del traffico illecito della droga, che promuovono prioritariamente la cooperazione di polizia contro il narcotraffico e svolgono attività di studio, osservazione e raccordo con i competenti organismi esteri. In questo contesto è stata rimarcata la necessità di dare sempre il più ampio respiro internazionale alle indagini sui traffici di droga, per raggiungere  l’obiettivo della disgregazione delle associazioni criminali nella loro interezza nei territori di tutti gli Stati coinvolti.
La gestione ed il coordinamento dei flussi informativi e l’attività degli esperti all’estero sono gli elementi strutturali della cooperazione internazionale, in cui si esprime la centralità della Direzione nel dispositivo di contrasto antidroga. Da ultimo, è stato anche dato risalto all’istituzione all’interno della DCSA della sezione operativa “Drug@online”, che ha il compito di monitorare la rete internet, al fine di fornire il coordinamento delle attività repressive del commercio illecito di droga, svolto dai trafficanti avvalendosi delle potenzialità del web.
Durante la due giornate si sono tenuti nove workshop tematici, a cui hanno preso parte qualificati esperti delle Forze di polizia italiane (DCSA, DCPC, UCIS, DIA, DAC, ROS e SCICO), nel corso dei quali sono stati approfonditi – in un proficuo confronto con esponenti della polizia e della magistratura olandesi – i più significativi ambiti legati alla prevenzione ed al contrasto alle organizzazioni criminali e del narcotraffico, con approfondimenti di tipo tecnico-operativo;  la riflessione ed il confronto sviluppato durante questi tavoli tecnici si sono incentrati sulle metodologie di indagine maturate nell’esperienza italiana, nel contrasto alle mafie ed al narcotraffico, sulle tecniche investigative  ed i particolari strumenti  disponibili ed utilizzati, sulla condivisione sinergica di informazioni e di buone prassi che produce una concreta cooperazione di polizia e giudiziaria , arma vincente per un efficace contrasto criminale.
La DCSA ha partecipato attivamente al workshop dedicato al tema ” condivisione dati”, replicato due volte nel corso della giornata, con un intervento del direttore del III servizio Operazioni della DCSA , Generale  Scafuri; allo stesso tavolo di confronto  tecnico con  i colleghi olandesi ha preso parte il direttore del SCIP della DCPC, Gen.B. G. di F. Giampiero Ianni. Le tematiche principali del tavolo sono state la centralizzazione e specializzazione  dei flussi informativi, condizioni necessarie per  l’avvio e lo sviluppo della collaborazione internazionale di polizia e giudiziaria nel contrasto alle mafie e al narcotraffico.

Il Generale Scafuri ha approfondito il tema della “Lotta al narcotraffico: le modalità operative del coordinamento”; nel suo contributo ha sottolineato, in particolare, l‘importanza e la necessità della circolazione e dello scambio delle informazioni operative tra gli investigatori, portando esempi concreti  di indagini congiunte che dimostrano l’efficacia della condivisione del flusso informativo di polizia e giudiziario, a livello nazionale ed internazionale, nel contrasto al narcotraffico internazionale ed alle criminalità organizzate di tipo mafioso che vi sono implicate.
Ha proseguito illustrando la tipicità del sistema italiano che prevede il coordinamento investigativo delle diverse forze di polizia nazionali  nel  settore antidroga  da parte della DCSA. L’azione della Direzione in questo settore  è fondamentale, sia  a  livello “interno” che “esterno”, in quanto  è l’unico organismo centrale italiano che ha il compito di ricevere e condividere tutte le informazioni relative al narcotraffico, oltre a coordinare le forze di polizie nella collaborazione internazionale con quelle estere. In questo contesto, inoltre, prezioso  è  il contributo della rete degli Esperti  per la sicurezza, in particolare della DCSA, collocati nelle aree, dei diversi continenti, strategiche per la lotta al traffico di stupefacenti. La DCSA, attraverso un costante confronto e scambio operativo con tutti i Paesi coinvolti, punta a potenziare sempre più  la cooperazione nel contrasto antidroga.

Le informazioni “scambiate” – date, ricevute ed elaborate – sono proprio  gli input necessari ad avviare indagini nei propri paesi,  a sviluppare conseguenti attività investigative congiunte e ad organizzare le operazioni speciali – le consegne controllate e le attività sottocopertura – che, ben oltre il risultato immediato del sequestro di droga, sono preziosi strumenti in grado di smantellare le organizzazioni criminali che gestiscono il narcotraffico e gli enormi profitti che ne derivano; ulteriore tematica  affrontata è stata, infatti,  quella della conseguente “aggressione” ai patrimoni  delle mafie, frutto dei traffici illeciti che l’Italia – grazie ad una normativa dedicata, colpisce con il famoso sistema del “doppio binario”: sequestri e confische di tipo preventivo e di tipo penale.  Complementare, nello stesso tavolo tecnico, è stato il contributo del  Direttore del SCIP  della DCPC dedicato alla “condivisione dei dati nel Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia”, nel quale  ha illustrato le grandi potenzialità dei sistemi informativi nazionali, in relazione al generale interscambio di notizie info-investigative con le polizie straniere, necessario per la cooperazione di polizia internazionale nei diversi settori criminali. In tale ambito, è stata evidenziata l’efficacia del progetto I – CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), nato  da un accordo del 2020 tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e Interpol, cui aderiscono 11 Paesi, con lo scopo di accrescere la cooperazione internazionale di polizia nel contrasto alla ‘ndrangheta.

A chiusura degli interventi della delegazione italiana ha preso la parola il  vicecapo della polizia  prefetto Vittorio Rizziche ha incentrato il proprio  contributo  sulla lotta alla criminalità organizzata ed il metodo antimafia. Proseguendo ha evidenziato la necessità di rafforzare sempre di più la cooperazione e la collaborazione operativa tra gli Stati, quale strumento imprescindibile per orientare in maniera efficace l’azione preventiva e repressiva.

In tale ambito è di fondamentale  importanza l’interscambio delle differenti professionalità ed esperienze tra i paesi, nonché la condivisione delle best pratices, al fine di sviluppare una strategia anticrimine unitaria e risolutiva, che comunque salvaguardi  la sfera dei diritti umani, quei diritti fondamentali riconosciuti dagli ordinamenti nazionali ed internazionali a difesa della dignità ed uguaglianza di tutti gli uomini.  Questo simposio, ha concluso Rizzi, è un eccellente esempio di come possa essere fruttuosa la cooperazione  tra Italia e Paesi Bassi proprio perché non si limita al confronto ed allo scambio di informazioni sui diversi sistemi normativi penali e giudiziari, bensì sia rivolto al confronto ed allo scambio operativo di best practises tra i  due Paesi, dì fondamentale  importanza nel settore del contrasto alle mafie, ai loro traffici illeciti, tra cui primeggia il business del narcotraffico ed al riciclaggio e reimpiego dei proventi delle loro  attività criminali. Al termine del Congresso, la ministra della Sicurezza e giustizia olandese ha manifestato il proprio apprezzamento per il successo dell’evento e per gli ottimi rapporti collaborativi tra Italia e i Paesi Bassi ed ha ringraziato le autorità italiane intervenute.
La stessa ministra ha divulgato l’evento sui social ed ha postato un  messaggio su Linkedin, che si  riporta qui tradotto:  “L’Italia ha purtroppo un’ampia esperienza del potere distruttivo della criminalità organizzata. La mafia esiste da centinaia di anni. Negli anni ’70 ed ’80 la mafia pensava di essere intoccabile. Le persone perbene ne hanno sempre più fatto le spese, come ad esempio i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quegli omicidi hanno causato un vasto sdegno nell’opinione pubblica. E poi ad una accelerazione dell’approccio alla mafia. Un approccio più efficace e rigoroso con nuovi strumenti, misure e leggi. Nel corso della mia visita in Italia ho avuto modo di conoscere più da vicino il loro approccio alla criminalità grave. La cosa che mi ha più colpito è stato l’ampio respiro con cui gli italiani affrontano il problema. Negli ultimi anni anche noi abbiamo fatto dei passi in questa direzione e dobbiamo continuare così. In particolare voglio migliorare lo schema del collaboratore di giustizia, confiscare ancora più beni ai criminali e concentrare di più l’attenzione sul contrasto alle reti ed alle strutture di potere criminali nella loro interezza. Il contrasto non deve riguardare solo le figure di vertice, ma anche i collaboratori. Oggi ho partecipato ad un incontro unico tra italiani ed olandesi nel campo delle indagini. Questo simposio nei Paesi Bassi dimostra quanto siano stretti i nostri legami con l’Italia e quanto sia buona la cooperazione nelle indagini. Ne sono incredibilmente orgogliosa”.

Durante le due giornate di incontri  le autorità italiane hanno anche potuto visitare l’interno degli spazi portuali di Rotterdam e, quindi vedere da vicino  la vastità di tale struttura, e la sua “complessità” dal punto di vista dell’infiltrazione criminale internazionale e dei controlli.
Le grandi dimensioni e l’apparato logistico di questo porto rappresentano, infatti, una sfida continua per gli investigatori  impegnati nel  contrasto al  narcotraffico, sfida in cui il costante sforzo impiegato può essere più efficace solo se  svolto in cooperazione internazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 7 ottobre, il Direttore Centrale della D.C.S.A., Gen. C.A. G. di F. Antonino Maggiore, ha fatto visita al Centro Italiano di Solidarietà (CeIS) don Mario Picchi di Roma – una delle più importanti comunità terapeutiche a livello nazionale a sostegno di coloro che sono caduti nel “tunnel” della droga – venendo accolto dal Presidente Dott. Roberto Mineo. L’Organizzazione, in linea con i principi che sono stati alla base della sua creazione negli anni ’70 del secolo scorso, sin da allora ha mantenuto vivo il suo impegno a combattere in prima linea contro il progressivo dilagare della diffusione della droga e delle sostanze stupefacenti in generale, una lotta che ancora oggi richiede un contributo continuo di mezzi morali e materiali unito ad un incessante riposizionamento di fronte alle nuove e crescenti insidie che questo nemico presenta.

Nel corso dell’incontro il Presidente della Onlus ha illustrato le procedure adottate dal Centro per la cura delle tossicodipendenze, incentrato sulle metodologie del Progetto Uomo, che prevede interventi sulla persona sia dal punto di vista terapeutico-riabilitativo che educativo. Una vota accolti nel Centro i ragazzi vengono avviati ad un complesso percorso durante il quale vengono costantemente seguiti per ridurre ed interrompere l’utilizzo di sostanze e stimolare e rafforzare la motivazione al cambiamento. Al termine del programma di riabilitazione è previsto lo svolgimento di attività lavorative, al fine di consentire il reinserimento sociale dell’interessato. Nel prosieguo, il Gen. Maggiore ha incontrato gli operatori della struttura ed ha parlato con alcuni ragazzi avviati al “Progetto Uomo”. Nel ringraziare il Presidente Mineo, il Direttore ha espresso il proprio plauso per l’oneroso e complesso lavoro svolto dall’associazione per ridare vita e speranza a quelle persone colpite dal dramma della droga, una realtà nei confronti della quale il CEIS e la DCSA indirizzano costantemente il loro impegno ed i loro sforzi, seppur in contesti diversi.

Il 29 settembre, il Direttore della 1^ Divisione del I Servizio della DCSA, Col. G. di F. Alessandro Cavalli, ha preso parte ad una visita – organizzata presso il polo Anagnina interforze dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza – di una delegazione composta da Colonnelli della Scuola di Formazione della Polizia Nazionale peruviana, guidata dal Generale Victor Zanabria Angulo.

Nel corso dell’incontro, il Colonnello Cavalli ha illustrato la struttura organizzativa e le funzioni specifiche della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga mentre, il responsabile della Sezione Relazioni Internazionali Bilaterali –Ten. Col. CC Marco Molinari – ha svolto un approfondimento sui compiti della stessa DCSA nel settore del coordinamento investigativo e della cooperazione internazionale di polizia in materia antidroga.

La visita, organizzata nell’ambito dei rapporti di collaborazione bilaterale con il Perù, ha permesso agli ufficiali della polizia peruviana di acquisire elementi conoscitivi sul sistema di sicurezza e sul coordinamento delle forze di polizia italiane, oltre che sulle strategie e tecniche investigative nazionali utilizzate nel contrasto alla criminalità organizzata ed al traffico di stupefacenti transnazionali.

Il 27 settembre, i Direttori del I e del III Servizio della DCSA, Dir.Sup. PS Dott. Emilio Russo e Gen.B. CC Giancarlo Scafuri, hanno preso parte ad una giornata studio – organizzata presso il polo Anagnina dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza – per una delegazione composta da Ufficiali della Polizia Nazionale indonesiana, partecipanti ad un corso presso l’Indonesian National Police Education and Training Institution for Senior level officers.

Nel corso dell’intervento i Capi Servizio della DCSA hanno illustrato la struttura organizzativa della Direzione e le funzioni da questa esercitate, con un particolare focus sul ruolo di coordinamento investigativo e di cooperazione internazionale di polizia in materia antidroga.

La visita si inquadra nell’ambito di uno approfondimento svolto in diversi Paesi europei, finalizzato ad acquisire elementi conoscitivi sul sistema della sicurezza in Italia e sul coordinamento delle forze di polizia, sul contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e di stampo mafioso, al terrorismo, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione illegale, nonché sul sistema della formazione e sulla gestione dell’ordine pubblico in occasione di grandi eventi e manifestazione.

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