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             All’alba di martedi scorso, 15 settembre, la Polizia di StatoSquadra Mobile di FirenzeServizio Centrale Operativo – in collaborazione con altre Squadre Mobili sul territorio e con le polizie degli Stati della Unione Europea interessati e la polizia albanese, hanno dato esecuzione  ad una serie di misure cautelari in carcere, disposte dalla locale A.G., nei confronti di 30 cittadini albanesi, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga.  Le fasi finali della maxi operazione internazionale antidroga si sono sviluppate nelle città di Firenze, Genova, Modena, Pisa e Lucca ed in vari Paesi esteri tra i quali l’Albania, il Belgio, gli Emirati Arabi Uniti, la Germania, la Grecia, l’Olanda, la Romania, l’Ungheria e l’Ecuador.  L’articolata ed approfondita inchiesta, coordinata  dalla Procura della Repubblica di Firenze,  ha permesso di  ricostruire le dinamiche di un “cartello” albanese denominato KOMPANIA BELLO , dedito all’importazione dal Sudamerica di enormi partite di cocaina, finanziate da importanti gruppi di narcotrafficanti operanti in tutta Europa. Per gli inquirenti, il “cartello” avrebbe gestito una considerevole parte di traffico di cocaina in Europa (il gruppo marchiava la  “propria” droga con un caratteristico logo  – il nome “BELLO” – impresso sui panetti),  basando la propria struttura su un’organizzazione parallela a quella dei grandi cartelli sudamericani e costituendo, in ambito europeo, l’indiscusso ed apicale punto di riferimento per i gruppi albanesi specializzati nel traffico di droga. Dalle accurate indagini, condotte dagli investigatori fiorentini con l’ indispensabile e preziosa collaborazione internazionale  di polizia e giudiziaria, sono emerse le dinamiche criminali del sodalizio, ramificato, oltre che in Italia anche in Olanda, Ecuador, Austria, Svizzera, Francia, Norvegia, Turchia, Germania e Belgio, dotato di grandi disponibilità economiche e logistiche ed i cui appartenenti si contraddistinguono per determinazione e spietatezza. La complessa attività investigativa è stata effettuata nell’ambito di un Joint Investigation Team, costituito da personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Firenze, della F.I.N.E.C. olandese e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga -che ha altresì fornito supporto informativo e tecnico-, con partecipazione esterna della N.C.A. inglese ed il coordinamento di EUROJUST ed EUROPOL, anche attraverso il lavoro del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale.  Nel corso delle  fasi dell’ attività era già stato smantellato, per la parte olandese dell’inchiesta, uno dei gruppi del cartello ed erano state arrestate complessivamente 84 persone in Italia, nei Paesi Bassi ed anche in Ecuador, Gran Bretagna, Svizzera, Germania,  sequestrate quasi 4 tonnellate di cocaina e recuperati oltre 5,5 milioni di euro Le indagini, avviate nel 2015, grazie agli elementi emersi da una precedente attività nei confronti di alcuni cittadini albanesi, indagati per sfruttamento della prostituzione e dediti, anche, al traffico ingente di sostanze stupefacenti, si erano inizialmente concentrate su una parte dell’associazione albanese operante a Firenze, Roma e Modena, che utilizzava come standard di comunicazione l’applicativo messanger di Blackberry per la conduzione dei traffici. Agli inizi dell’operazione, la  Squadra Mobile di Firenze operò  il primo importante sequestro di droga dell’inchiesta: 9 chili di eroina scoperti nel bagagliaio di un’utilitaria sull’A1: la droga- circa un milione di euro di valore-  comprata in Svizzera era diretta al mercato fiorentino; le indagini erano poi proseguite per risalire alla fitta rete di fiancheggiatori e ai canali di rifornimento. La complessa attività di intercettazione telematica della messaggistica criptata e l’analisi del traffico telefonico hanno fatto emergere la complessità dell’organizzazione in tutta Europa e permesso di ricostruire la rete di distribuzione della droga nonché la struttura del “cartello”.  L’indagine, condotta in cooperazione internazionale, utilizzando innovative tecniche investigative anche per via rogatoriale e  lo prezioso strumento del Joint Investigation Team, ha permesso  di  “risalire” i livelli criminali,  facendo emergere la complessità dell’organizzazione, la struttura del “cartello” e l’ampiezza della rete di distribuzione della droga. L’associazione criminale era in grado di reperire ingenti quantità di cocaina -acquistata direttamente dai “Narcos” ecuadoriani- e di smerciare droga in tutta Europa, grazie al capo del gruppo- un albanese di 40 anni- che,  in contatto con i fornitori, organizzava le spedizioni di droga – sfruttando le rotte navali commerciali per l’Europa- , ne curava trasporto e  distribuzione  nei Paesi di destinazione finale – a mezzo veicoli dotati di doppifondi per l’occultamento- , dava disposizioni ai suoi complici in Albania, Italia e Olanda, seguendo poi, infine, investimenti e profitti dell’attività criminale.   Secondo le indagini, parte dei proventi derivati dalla vendita della cocaina era destinata al pagamento delle spese legali in caso di arresto degli associati e al mantenimento dei loro familiari; agli appartenenti al gruppo criminale sarebbe stato imposto il vincolo dell’omertà, pena gravi ritorsioni anche ai familiari da parte dell l’organizzazione  che avrebbe anche disposto di sicari per ordinare omicidi vendette  contro eventuali collaboratori di giustizia.

                  Questa D.C.S.A. nelle varie fasi delle indagini ha svolto il proprio coordinamento nazionale ed internazionale, sviluppato con moltissimi Paesi coinvolti – Olanda,  Germania, Macedonia del Nord, Spagna, Gran Bretagna, Austria Belgio, Francia  Svizzera , Albania,  Ecuador e Repubblica  Dominicana ( tramite gli Esperti per la Sicurezza a Bogotà ed a S.Domingo) Grecia, Ungheria e Romania. Il contributo di questa Direzione Centrale, per la parte di competenza,  si è esplicato soprattutto negli  importanti  profili operativi internazionali dell’operazione, favorendo e coordinando l’attività di scambio informativo con le polizie straniere e, quindi, promuovendo e sostenendo lo sviluppo di una efficace cooperazione internazionale antidroga; si segnala l’ avvio e lo svolgimento di  attività investigative parallele e congiunte, in particolare, nelle fasi iniziali dell’operazione, quelle con l’Ecuador, svolte anche con attività tecniche di intercettazione- in esito a rogatorie – favorite e coadiuvate dall’ Esperto per la Sicurezza in Colombia, indagini che hanno fornito rilevanti riscontri agli investigatori e permesso gli sviluppi operativi successivi. Ha fornito, inoltre, un contributo economico e tecnico alle attività investigative. 

Oggi, 17 settembre, si è svolta a Firenze presso l’Aula bunker Chelazzi della Procura della Repubblica  la conferenza stampa che ha illustrato gli eccellenti  esiti dell’ operazione LOS BLANCOS,  presieduta dal Procuratore Capo di Firenze -G. Creazzo  con la partecipazione di autorità di vertice e di elevatissimo spessore;

sono intervenuti : il Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo – F. Cafiero de Raho,  il Vice Direttore di EUROJUST – Dr. F. Spiezia, il Magistrato  della Procura di Amsterdam -Justine Asbroek, il Direttore Centrale Anticrimine della P. di S. dr. -F.  Messina, il Direttore Centrale per i Servizi Antidroga – Gen. D. G. di F. A. Maggiore, il Direttore del Servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia della D.C.P.C.  -Gen. B. CC E. Spina, il  Capo dell’Unità Criminalità Organizzata dell’UE presso Europol -G. Raskos; nel corso della presentazione alla stampa della brillante operazione è stato trasmesso  anche un videomessaggio  di saluto del Direttore di  EUROPOL -Catherine De Bolle.  Presenti alla conferenza stampa anche il  Sost. Proc. Giulio Monferini  della Procura di Firenze, che ha coordinato l’indagine, il Questore di Firenze – dr. F. Santarelli,  il Prefetto di Firenze dott.ssa L. Lega,  il Direttore del Servizio Centrale Operativo della D.A.C. – Dr. F. Lamparelli, il Direttore del III Servizio Operazioni di questa D.C.S.A. -Gen B. CC R. Sciuto,  il Dirigente della Squadra Mobile, il Capo ed il personale della Sezione di quell’Ufficio, che ha svolto le complesse indagini con gli eccellenti risultati esposti, altri esponenti della polizia e della magistratura olandese e  l’Ufficiale di collegamento albanese in Italia.  Alla brillante attività  LOS BLANCOS  – modello esemplare della forza e dell’ efficacia delle indagini contro il narcotraffico svolte in cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria- è  stato dato  ampio rilievo mediatico sia a livello nazionale comunicato stampa los blancos , che  internazionale – comunicato congiunto Europol Eurojust.

                         

 

Lo sforzo delle Istituzioni nel contrasto alla produzione, al traffico e al consumo di sostanze stupefacenti, mediante molteplici forme di cooperazione, sta evidenziando importanti risultati. Tra le diverse strategie individuate, il  Sistema Nazionale Allerta Precoce, coordinato dal Dipartimento delle  Politiche Antidroga, che vede coinvolta in prima linea anche questa Direzione Centrale, ha consentito di monitorare la pericolosità di alcune sostanze ai fini del loro adeguato e rapido inserimento  nelle Tabelle nazionali delle sostanze stupefacenti da parte del Ministero della Salute. Solo nel mese scorso sono stati emanati due Decreti Ministeriali del 10 e 11 agosto che inseriscono, rispettivamente, la pianta e tintura “Papaver somniferum” (Tabella I e Tabella medicinali) e una serie  di Nuove Sostanze Psicoattive  di sintesi  (Tabella I, Tabella IV ) con la sostanza “Phenibut” (Tabella medicinali). Sono risposte efficaci a metodologie criminali affinate ed in continua evoluzione. LEGGI DM 10 agosto 2020 –  LEGGI DM 11 agosto 2020

Ieri, 28 luglio,  a Vicenza si è conclusa una importante attività antidroga, denominata Operazione Warning,  condotta dalla Polizia di Stato , Squadra Mobile della Questura e SCO -DAC , che ha eseguito 27 misure cautelari – 23 arresti e 4 divieti di dimora nel comune- nei confronti di pusher,  prevalentemente nigeriani e gambiani, indagati per una vasta attività di spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree cittadine. L’indagine, della Squadra mobile  e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, coordinata dalla locale Procura della Repubblica , si è sviluppata con il supporto del Servizio Polizia scientifica e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, che ha fornito il coordinamento informativo ed il contributo operativo all’attività investigativa ed ha permesso di liberare i parchi pubblici di Vicenza -Campo Marzo e Parco Fornaci- dallo smercio di droga. L’attività investigativa, iniziata a gennaio, ha dimostrato che lo spaccio di droga nelle due aree verdi vicentine era ben strutturato. I pusher arrestati erano sempre in grado di rifornire un vasto numero di “clienti”- tra i quali alcuni minorenni e spesso provenienti anche dalle province limitrofe,- di differenti tipi di sostanze stupefacenti, quali eroina, cocaina e marijuana, a prezzi assolutamente competitivi. Per documentare la cessione delle dosi di droga, gli investigatori, oltre ai tradizionali e ordinari metodi d’indagine, hanno fatto ricorso all’impiego di agenti sotto copertura che hanno permesso di ricostruire anche la vasta rete di spaccio che avveniva all’interno dei due parchi e in prossimità della stazione ferroviaria.. Così, grazie a questa tecnica investigativa speciale, il contrasto al fenomeno criminale è stato realmente più efficace rispetto ai numerosi e ripetuti interventi effettuati delle Forze di Polizia in queste aree verdi che, nella maggior parte delle occasioni, comportavano il sequestro di modiche quantità di sostanze stupefacenti, con conseguente qualificazione giuridica del fatto di reato come ipotesi di lieve entità. 

 

A novembre  dello scorso anno si è svolto il workshop nazionale “ Droghe sintetiche e nuove sostanze psicoattive. Uno scenario in evoluzione: dalle amfetamine al fentanil”,  organizzato dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’argomento, che ha suscitato considerevole interesse, è stato trattato con approfondimenti tematici proposti da qualificatissimi relatori.  La D.C.S.A  ha  prodotto un compendio dei lavori svolti. LEGGI DOCUMENTO

Antonino Maggiore, Generale di Divisione della Guardia di Finanza, è il nuovo Direttore.

L’Alto Ufficiale ha ricoperto prestigiosissimi incarichi, fra cui quelli di Comandante Regionale Veneto e Comandante Regionale Friuli-Venezia Giulia, oltre a numerosi altri incarichi di comando e di staff.

Si rinnovano le energie per le ambiziose sfide della D.C.S.A. nell’impegno al contrasto al narcotraffico.

 

 

 

Comunicato Stampa:  

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga pubblica la sua “Relazione Annuale”, nella quale vengono illustrati attività e risultati ottenuti l’anno precedente nella lotta al traffico illecito delle sostanze stupefacenti nel nostro Paese.  Dai dati elaborati risulta come sia proseguita serrata l’azione di contrasto al narcotraffico svolta dalle Forze di Polizia, con un costante numero delle operazioni antidroga e delle denunce all’ Autorità Giudiziaria. I sequestri di droga mostrano un vistoso aumento per la cocaina (+127,61%), con la quota record delle 8 tonnellate sottratte al mercato illegale, il quantitativo più alto dal 2010 ad oggi. Aumentano anche i sequestri di droghe sintetiche, dato che ne conferma la crescente diffusione, soprattutto tra i più giovani.  Dei denunciati per reati concernenti gli stupefacenti, il 39,45% è costituito da stranieri, in maggioranza di nazionalità marocchina, albanese, nigeriana, gambiana, tunisina e senegalese. Si registra anche un lieve incremento dei minori segnalati all’Autorità Giudiziaria, per la maggior parte italiani e coinvolti, per lo più, nella cessione dei derivati della cannabis (hashish e marijuana) Crescono, per il terzo anno consecutivo, le morti per overdose riferite a tutte le droghe, che nell’anno sono state 373, con un aumento dell’11,01% rispetto al 2018. Altro tema di interesse riguarda le “rotte” del narcotraffico, che però non presentano elementi di novità. Il business della droga si conferma essere il più redditizio per le organizzazioni criminali, n’drangheta calabrese in testa e l’attività di contrasto antidroga resta il più incisivo strumento per colpire la forza di queste organizzazioni criminali e la complessa filiera che ruota intorno a tali traffici.  Sotto il profilo del contrasto al narcotraffico è ormai consolidato come sia indispensabile unire le forze e sviluppare indagini “congiunte” tra le polizie dei vari Paesi: per questo durante il 2019 si è dato grande impulso ai rapporti ed alla collaborazione internazionale. In questo ambito, per la cooperazione nella lotta al traffico illecito di sostanze stupefacenti, psicotrope e loro precursori sono stati firmati il Protocollo tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ed il Comando dell’Intelligence Navale della Marina Militare della Repubblica di Colombia ed il Protocollo d’Intesa tra lo stesso Dipartimento e la Direzione Nazionale per il Controllo delle Droghe della Repubblica Dominicana. Sotto il profilo della collaborazione interistituzionale, il 2019 è anche l’anno dei progetti “ICARUS” ed “Hermes”, avviati dalla DCSA con il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “ICARUS” è dedicato ad implementare le attività di contrasto e di prevenzione antidroga, soprattutto per la popolazione giovanile ed il mondo della scuola. In questo ambito, si evidenzia l’organizzazione presso il Centro Congressi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, del Workshop “droghe sintetiche e nuove sostanze psicoattive. uno scenario in evoluzione: dalle amfetamine al fentanil”, occasione, per gli operatori di settore in ambito giuridico e medico-scientifico intervenuti, di reale approfondimento, confronto e condivisione di conoscenze ed esperienze fino ad oggi maturate sulle nuove sostanze psicoattive e, in particolare, sul fentanil e suoi derivati. “Hermes”, sottoscritto l’anno scorso, si pone l’obiettivo di fronteggiare l’importazione e la commercializzazione delle sostanze stupefacenti, soprattutto sintetiche, attraverso il monitoraggio e il controllo delle spedizioni postali di corrieri pubblici e privati.

La Relazione Annuale, è consultabile sui siti della Polizia di Stato e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga unitamente ad una sintetica scheda riassuntiva dei dati e dei risultati.

Il  26 giugno si  celebra la giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga (Risoluzione 42/112 del 1987 dell’Assemblea Generale dell’  ONU   (https://www.onuitalia.it ).  

Sempre costante l’azione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga di coordinamento e supporto operativo alle attività delle Forze di Polizia, impegnate nella lotta al narcotraffico nazionale ed internazionale.

La D.C.S.A., inoltre, è sempre impegnata nell’attività di studio ed analisi dei traffici di stupefacenti e del loro abuso, ai fini non solo del contrasto ma anche della prevenzione di tali fenomeni. In questo ambito collabora con il Dipartimento per le Politiche Antidroga  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il quale sta portando avanti importanti progetti.

La D.C.S.A, come espresso nella  Dichiarazione conclusiva sugli esiti   del Convegno  internazionale Politiche antidroga: prevenzione e contrasto dei fenomeni e delle rotte internazionali. Strategie di cooperazione nella lotta al narcotraffico” dello scorso febbraio, nella consapevolezza condivisa che  “ (…) il narcotraffico costituisce un crimine transnazionale, di rilevanza globale, rispetto al quale nessun Paese può considerarsi preservato e che per contrastare sempre con maggiore efficacia tale minaccia è indispensabile unire le forze, sostenere lo sviluppo di indagini internazionali, scambiare e condividere le informazioni (…) ”, ricerca, elabora e sviluppa  le più efficaci  strategie di cooperazione internazionale nella lotta al narcotraffico e si impegna nella loro attuazione pratica, attraverso la stipula di “accordi” fra Stati in materia antidroga (MOAmemorandum operativi antidroga). Nello stessa Dichiarazione conclusiva del Convegno NO DRUG  NO PROBLEM , la D.C.S.A. si è fatta portavoce  nel ribadire la comune “(…)  ferma determinazione nel voler prevenire la diffusione e l’abuso delle droghe e nel contrastare la coltivazione illecita, la produzione, la diffusione e il traffico illegale delle sostanze stupefacenti “.

La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga  pubblicherà, a breve,  i dati riassuntivi dell’attività e dei risultati, riferiti al 2019,  nella Relazione Annuale 2020.

Pubblichiamo la versione- in lingua  italiana-  dell’intervista    rilasciata dal Direttore Centrale di questa  D.C.S.A. dott. Giuseppe Cucchiara a Sergio Nazzaro, nell’ambito del Capitolo III della ricerca    A PARALLEL CONTAGION   c. III  Exploiting the pandemic, the mafia way –  UN CONTAGIO PARALLELO  -Come la mafia sfrutta la pandemia  – del Global Initiative  Against Transational Organized Crime.

UN CONTAGIO PARALLELO -Come la mafia sfrutta la pandemia, Capitolo III.   In queste interviste con esperti italiani di lotta alla mafia e criminalità organizzata, esaminiamo varie modalità con cui i gruppi mafiosi in Italia ed oltreoceano stanno sfruttando le condizioni economiche create dalla pandemia del COVID-19 –  dal fornire i cosiddetti servizi di welfare della mafia ad acquisire settori dell’economia legale, il traffico di droga ed il   Le interviste – condotte da  Sergio Nazzaro *-  fanno seguito alla nostra tavola rotonda virtuale con quattro figure preminenti della lotta italiana alla mafia,  su come la mafia si stia riposizionando durante la pandemia. Includiamo le interviste con: Roberto Tartaglia, magistrato anti-mafia e Vice Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Raffaele Cantone, magistrato anti-mafia ed ex Presidente  dell’Autorità Nazionale Italiana Anti Corruzione Authority (2014–2019), Giuseppe Cucchiara, Direttore dei servizi antidroga presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, ruolo che detiene dal 2017, Marcello Minenna, Direttore dell’Agenzia Italiana delle Dogane e Monopoli.  *Sergio Nazzaro, giornalista, scrittore e consigliere della Commissione Parlamentare  Anti-Mafia. Da novembre  2018, Nazzaro svolge la funzione di portavoce sia per il Presidente della  Commissione Parlamentare Anti-Mafia che per il Vice Ministro dell’Interno. Nel gennaio 2020, è stato nominato portavoce volontario del Vice Ministro della Salute Italiano per la durata della crisi del COVID-19. Nazzaro è membro del Network di Esperti GI-TOC.

UN CONTAGIO PARALLELO estratto dal Capitolo III, intervista a  Giuseppe Cucchiara, Direttore dei  Servizi Antidroga :

 NAZZARO: Cosa è successo al traffico di droga mentre il mondo si è fermato a causa della pandemia? Il commercio di droga si è fermato, oppure ha solo cambiato volto?

GIUSEPPE CUCCHIARA: La rapida diffusione del virus in gran parte del mondo sta influenzando gli stili di vita, le economie, le istituzioni e molti altri fattori, che hanno conseguenze negative sia sulla vita di tutti i giorni delle persone che per i governi. Il virus ha anche colpito il traffico di droga  che, nonostante sia un’attività illegale, è un commercio le cui prestazioni dipendono largamente dal funzionamento  normativo delle economie legali di tutto il  mondo. Quando c’è un’interruzione lungo la filiera mondiale di approvvigionamento e nelle reti del trasporto, come sta succedendo ora col COVID-19, le principali organizzazioni criminali e le loro attività di traffico di droga vengono colpite. Pensi, ad esempio, ai processi di produzione nei laboratori clandestini che necessitano di specifici prodotti, che sono difficilmente accessibili  anche in normali condizioni di mercato. Un altro problema  per le organizzazioni criminali riguarda la fase di trasporto ed i suoi meccanismi. Le principali rotte del traffico di droga verso l’Europa sono quelle provenienti dall’America Latina per la cocaina, e dall’oriente, soprattutto l’ Afghanistan, per quanto riguarda gli oppiacei. Secondo me, il traffico di cocaina è ancora la principale fonte  di guadagno per le organizzazioni criminali italiane, soprattutto la ‘Ndrangheta. Per questo motivo, presto particolare attenzione al traffico di cocaina, che viene inviata principalmente via mare.  Il traffico di cocaina via mare ha subito una contrazione, così come il commercio di merci legali dall’America Latina, a causa della pandemia. Viste le attuali restrizioni, le organizzazioni criminali stanno cercando modalità di trasporto diverse. Così come per lo spaccio sulla strada, le restrizioni alla libertà di movimento delle persone hanno portato i trafficanti ed i loro mercati a sviluppare nuove modalità operative. In Italia abbiamo visto spacciatori camuffati da autisti addetti alle consegne, altri che usavano il car-sharing o i taxi. Mentre lo spaccio di droga sulla strada sta sviluppando nuove dinamiche, il commercio internazionale di droga  si è trovato in grande difficoltà, soprattutto perché le rotte per la spedizione della droga da un emisfero all’altro sono state interrotte. Le misure di contenimento adottate da numerosi governi a seguito della pandemia hanno portato, secondo i nostri dati, ad una sostanziale diminuzione del traffico.

 In Italia, visto che l’economia legale ora può lentamente cominciare a ripartire, anche il traffico di droga  si riprenderà?

E’ ancora troppo presto per dirlo, ma non è irragionevole supporre che potrebbe succedere. E, come ho già detto, il commercio di droga conta moltissimo sui buoni risultati del commercio legale. Durante questo periodo, le attività legali si sono quasi arrestate e questo ha avuto ripercussioni anche sul traffico di droga. A questo punto dobbiamo essere cauti. In Italia è attualmente in atto la cosiddetta fase 2 del lockdown, ma il traffico di droga è interessato da controlli e restrizioni anche in altri paesi. Per esempio, in Perù le misure di sicurezza adottate in regioni in cui vi è una vasta concentrazione di piantagioni di cocaina hanno reso più difficile per le organizzazioni criminali procurarsi i precursori chimici che vengono usati nella produzione di cocaina. Questo ha causato un calo della produzione. C’è un surplus di mercato di  produzione di foglie di coca, ma c’è carenza di precursori necessari per la produzione di cocaina, e questo ha portato ad un drastico decremento dei prezzi della coca, da circa 60 euro a 10 euro per 1.5kg. Questo ha delle ripercussioni sul business del traffico: prima della pandemia il prezzo della cocaina all’ingrosso in Perù fluttuava tra i 900 ed i 1 000 $ al chilo; oggi sta intorno ai 400 $ al chilo. Quindi dobbiamo aspettare che altri paesi inizino ad allentare le restrizioni economiche per avere un quadro migliore di cosa succederà al traffico di droga qui in Italia. Quello che sappiamo del mercato del traffico è che la cocaina già in circolazione nella filiera di approvvigionamento in Italia – ed in generale in Europa – è aumentata di valore a causa della diminuzione dell’offerta nei mercati di produzione. Abbiamo registrato un aumento del  30% del prezzo della cocaina, sia quella già presente in Europa che per le piccole quantità che riescono ad essere spedite dall’America Latina. Nel prossimo futuro ci aspettiamo che la riduzione dell’offerta di droga indurrà  un ulteriore aumento dei prezzi. Lo potremo vedere nelle prossime settimane.

Visto l’effetto di disturbo della pandemia sul commercio di droga, questa è una opportunità per le forze di polizia nazionali ed internazionali per sferrare un duro colpo alle organizzazioni criminali?

Le agenzie internazionali di polizia svolgono il loro ruolo. Ma la verità è che il problema prima va affrontato  nei paesi dove la droga viene prodotta. Quali azioni concrete possono intraprendere le agenzie internazionali? In Europa, ad esempio abbiamo a che fare con un prodotto che passa attraverso i nostri confini, ma il duro colpo cui lei si riferisce dovrebbe essere inferto dai paesi produttori dell’America Latina – e questo è fuori della nostra portata. Stranamente i gruppi criminali albanesi hanno aumentato il traffico di droga verso l’Italia utilizzando le rotte che attraversano l’Adriatico. Il 10 aprile, a Bari, sono stati sequestrati 20 kg di eroina nascosti in un camion, mentre, più di recente le autorità hanno intercettato un’ altra consistente spedizione di cocaina proveniente dall’Albania. In casi come questi, quando i paesi sono geograficamente vicini, la collaborazione tra le agenzie di polizia specializzate nel contrasto alla criminalità organizzata è più facile e più efficace. Tuttavia, quando la merce proviene da paesi più distanti le cose diventano complicate.

In questo contesto di convivenza col virus, in che modo le organizzazioni criminali si stanno adattando e stanno approfittando della situazione di emergenza?

Le organizzazioni criminali sono estremamente flessibili. In Italia i gruppi mafiosi hanno fatto investimenti astuti, tempestivi, per esempio nel settore agroalimentare, nella fornitura di medicine, attrezzature mediche e prodotti sanitari, oltre che nel settore funerario, i servizi di pulizia, la gestione dei rifiuti ed il trasporto su strada. I gruppi mafiosi sono noti per essere molto abili a ristrutturarsi ed adattarsi. Tuttavia, l’emergenza sanitaria del COVID-19 ha dato alle agenzie di polizia l’opportunità, una volta ripresa appieno l’attività, di avere un impatto considerevole sulla filiera dell’approvvigionamento di droga. E questo significa rendere difficile la vita alle organizzazioni criminali. Nonostante il commercio transnazionale di droga dipenda da vari fattori esterni, la distribuzione interna ha dinamiche diverse e, in un periodo di controlli più stretti, potrebbe soffrire un duro colpo.

 Riguardo al traffico di droga, che ruolo hanno il mercato italiano e, più in generale, quello europeo, nel contesto globale?

L’Italia è prevalentemente un mercato di destinazione della droga, non un mercato di produzione; ci sono alti livelli di consumo, sia per le droghe sintetiche che per quelle tradizionali. La posizione geografica dell’Italia in Europa rende i suoi porti degli importantissimi centri di smistamento del traffico destinato altrove, rendendo quindi l’Italia anche un paese di transito. Però, questo accade nella maggior parte degli stati costieri europei. Le grandi organizzazioni criminali come la ‘Ndrangheta – che è considerata il broker mondiale della cocaina destinata all’Europa – movimentano enormi quantità di droga destinata agli stati europei. La  ‘Ndrangheta potrebbe essere dietro le spedizioni che arrivano in qualsiasi porto italiano o in altri porti europei – Gioia Tauro, Genova, Anversa o Rotterdam, per esempio.

Secondo qualcuno, durante la crisi finanziaria del 2007–2008 i proventi del traffico di droga avrebbero aiutato a sostenere una parte dell’economia italiana, aumentando il livello di infiltrazione della malavita nell’economia legale. Crede che al momento vi siano le precondizioni per il ripetersi di una situazione simile?

Questo rischio esiste, ed io lo amplierei dalla minaccia del traffico di droga alla minaccia della presenza della mafia più in generale. E’ evidente che nella fase post emergenziale la minaccia posta dalla mafia potrebbe davvero intensificarsi. Le organizzazioni mafiose dispongono di una enorme quantità di risorse illecite  che possono iniettare nella economia legale nel momento in cui il settore privato, in particolare le piccole e medie imprese, stanno affrontando una crisi di liquidità. In questo caso, il cosiddetto welfare della mafia, di cui si è ampiamente parlato altrove, potrebbe diventare una realtà. Concordo con quelli che pensano che il periodo attuale porti con sé un vero rischio di ulteriori infiltrazioni criminali nelle strutture aziendali ed in generale nell’economia legale, fornendo la necessaria liquidità o attraverso l’usura. Nella fase post emergenziale, le mafie possono consolidare molto bene la loro presenza nella economia legale, ed allo stesso fare leva sul livello di consenso sociale di cui godono.

 

 

https://globalinitiative.net/

A parallel contagion:

Is mafia entrepreneurship exploiting the pandemic?

Un contagio parallelo. “L’imprenditorialità mafiosa sta sfruttando la pandemia?

Questo il titolo di una approfondita,  interessante  ricerca svolta dal Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC), sviluppata in tre capitoli.  Chapter I – 22 April 2020 Concerned with reports of the Mafia’s exploitation of the current global crisis, the Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC) has had the privilege of bringing together four leading figures in Italy’s fight against the mafia for a virtual roundtable to discuss how the mafia is repositioning itself during the pandemic, what the implications are and how the Italian government is responding (nel primo capitolo, il GI-TOC ha  approfondito , da diversi punti di vista, la tematica dello sfruttamento da parte della mafia dell’attuale crisi globale, mettendo insieme esperte  figure di spicco nella lotta alla mafia che hanno discusso, in “tavole rotonde virtuali”,  su come la mafia si stia “riassettando” durante la pandemia, quali siano le implicazioni e  in che modo le autorità governative italiane stiano affrontando la questione).  Chapter II – 11 June 2020  With regard to mafia activity in the context of the pandemic, the Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC) has carried out research into mafia involvement in three key sectors: Healthcare system, Prisons, Welfare provision (nel secondo capitolo del lavoro, con riguardo all’attività della  mafia nel contesto della pandemia, il GI-TOC ha approfondito il coinvolgimento della mafia in tre settori chiave: sistema della sanità,  sistema carcerario e prestazioni previdenziali -Welfare)Chapter III – 11 June 2020 In these interviews with Italian anti-mafia and organized-crime experts, we explore various ways in which mafia groups in Italy and overseas are exploiting the economic conditions created by the COVID-19 pandemic – from providing so-called mafia welfare services to capturing sectors of the legal economy, drug trafficking and money laundering. The interviews are a sequel to our virtual roundtable with four leading figures in Italy’s fight against the mafia, which discusses how the mafia is repositioning itself during the pandemic.   We feature interviews with: Roberto Tartaglia, anti-mafia magistrate and the Deputy Head of the Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Italy’s prison administration department; Raffaele Cantone, anti-mafia magistrate and former President of the Italian Anti-Corruption National Authority (2014–2019); Giuseppe Cucchiara, Director, anti-drugs services at Italy’s Department for Public Security, part of the Interior Ministry, a role he has held since 2017; Marcello Minenna, Director of the Italian Customs and Monopolies Agency.   The interviews were led by Sergio Nazzaro, a journalist, writer and adviser to the Parliamentary Anti-Mafia Commission. Since November 2018, Nazzaro has served as the spokesperson for both the president of the Parliamentary Anti-Mafia Commission and Italy’s Deputy Minister of the Interior. In January 2020, he was appointed voluntary spokesperson for Italy’s Deputy  Minister of Health for the duration of the COVID-19 crisis. Nazzaro is a member of the GI-TOC Network of Experts (Nel terzo capitolo del lavoro sono presentate le interviste svolte ad  Esperti italiani dell’antimafia e della criminalità organizzata, con i quali vengono esplorati i diversi modi nei quali in gruppi mafiosi in Italia ed all’estero stanno sfruttando le condizioni economiche create dalla pandemia Covid-19- dalla fornitura dei c.d. servizi “assistenziali” della mafia alla  conquista di settori dell’economia legale, il traffico di droga ed il riciclaggio. Le interviste, svolte dal giornalista Sergio Nazzaro a  Roberto Tartaglia ( Direttore del DAP) Raffaele Cantone (fino al 2019 Presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione), Giuseppe Cucchiara (Direttore DCSA) e Marcello Minenna (Direttore dell’agenzia delle Dogane e Monopoli),  costituiscono il seguito della tavola rotonda virtuale con le figure di spicco nella lotta italiana contro la mafia – di cui al citato  cap. I della ricerca ).

A PARALLEL CONTAGION   c. III  Exploiting the pandemic, the mafia way     

UN CONTAGIO PARALLELO  c. III  Come la mafia sfrutta la pandemia

 From c.III : Interview with Giuseppe Cucchiara, Director  anti-drugs services -Dep Public Security Interior Ministry-Italy   ( dal Cap. III della ricerca : l’intervista- in lingua inglese- di  Sergio Nazzaro a  Giuseppe Cucchiara, Direttore di questa Direzione Centrale per i Servizi Antidroga -D.C.S.A.  che affronta  diverse questioni relative alle connessioni della pandemia con le  attività  delittuose  e la estrema “flessibilità”  delle organizzazioni criminali di tipo mafioso e di quelle straniere, implicate nel  traffico internazionale di droga. Viene ribadita, inoltre, la  necessità di impegnarsi in una sempre più concreta  cooperazione  internazionale tra le forze di polizia,  per  contrastare  in maniera efficace il narcotraffico; di rilevo anche le riflessioni  sui rischi dell’infiltrazione mafiosa nell’economia legale).

NAZZARO: What has happened to drug trafficking while the world has been disrupted by the pandemic? Has the drug trade stopped, or has it merely changed its spots?

CUCCHIARA: The virus’s rapid diffusion throughout much of the world is influencing lifestyles, economies, institutions and many other factors, which have negative consequences both for the people’s everyday life and for governments. The virus has also affected drug trafficking which, although an illicit activity, is a trade whose performance largely depends on the normative functioning of legitimate economies around the world. When an interruption occurs along the global supply chains and transport networks, as is happening now with COVID-19, major criminal organizations and their drug-trafficking activities are affected. Think, for example, about drug manufacturing processes in clandestine labs that need specific products as inputs, which are hardly accessible even in normal market conditions. Another problem facing criminal organizations is related to the transportation phase and its mechanisms. The main drug trafficking routes to Europe are from Latin America for cocaine, and from the east, especially Afghanistan, for opiates. In my opinion, cocaine trafficking is still the major source of income for Italian criminal organizations, especially the ‘Ndrangheta. For this reason, I pay special attention to cocaine trafficking, which is predominantly shipped by sea. The cocaine shipping traffic has contracted, as has trade in legal commodities from Latin America, owing to the pandemic. Given the current restrictions, criminal organizations are looking to different modes of transport. As for street-level drug dealing, restrictions on people’s freedom of movement have led to the development of new ways of operating for dealers and their markets. In Italy, we have witnessed dealers disguised as delivery drivers, others using car-sharing or taxis. While street drug dealing is developing new dynamics, the international drug supply trade has found itself in deep trouble, mainly because the routes for shipping drugs from one hemisphere to the other have been cut off. Containment measures adopted by numerous governments following the pandemic have resulted, according to our data, in a substantial decline in trafficking.

NAZZARO:  In Italy, given that the legal economy can slowly begin to resume now, will drug trafficking pick up again too?

CUCCHIARA:  It is still too early to tell, but it is not unreasonable to assume this might happen. And, as I mentioned, the Giuseppe Cucchiara Courtesy of the author 6 drug trade relies heavily on the healthy performance of licit trade. During this period, legal activities have almost ground to a halt, and this has had repercussions for drug trafficking as well. We need to be circumspect here. The so-called phase 2 of lockdown is currently in place in Italy, but drug trafficking is affected by controls and restrictions in other countries too. For instance, in Peru, security measures adopted in regions where there is a large concentration of cocaine plantations have made it much more difficult for criminal organizations to source chemical precursors that are used in cocaine production. This has caused production to drop. There is a market surplus of coca leaf production, but a shortage of precursors that are needed as inputs for cocaine production, and this has led to a drastic decrease in prices for coca, from about 60 euros to 10 euros for 1.5 kilograms. This has repercussions for the trafficking business: before the pandemic, the wholesale cocaine price in Peru fluctuated between $900 and $1 000 per kilogram; today it currently stands at around $400 per kilogram. So, we will have to wait for other countries to begin easing their economic restrictions to get a better picture of what will happen to drug trafficking here in Italy. What we do know about the trafficking market is that cocaine that is already in circulation in the supply chain in Italy – and in Europe in general – has increased in value because of the current reduced supply in the production markets. We have recorded a 30% rise in the price of cocaine both already present in Europe and for the small amounts that do manage to get shipped from Latin America. In the near future, we expect that the reduced supply of drugs will prompt a further increase in prices. We will be able to see it in the coming weeks.

NAZZARO: Given the disruptive effect the pandemic has had on the drug trade, is this an opportunity for national and international law enforcement to deal a heavy blow to criminal organizations?

CUCCHIARA: International law-enforcement agencies do play a role. But the truth is, the problem first needs to be addressed in the countries where drugs are produced. What concrete action can international agencies take? In Europe, for instance, we deal with product that passes through our borders, but the heavy blow you refer to should be dealt by the producing countries in Latin America – and this lies outside of our scope. Interestingly, Albanian organized-crime groups have stepped up the trafficking of drugs to Italy using routes across the Adriatic. On 10 April, 20 kilograms of heroin and cocaine concealed in a truck were seized in Bari, while, more recently, the authorities intercepted another sizeable shipment of cocaine coming from Albania. In cases like these, when countries are geographically close, collaboration between the police agencies that specialize in countering organized crime is easier and more effective. However, when the commodity is coming from more distant countries, things get complicated.

NAZZARO: In this context of cohabitation with the virus, how are criminal organizations adapting and taking advantage of the emergency situation?

CUCCHIARA: Criminal organizations are extremely flexible. In Italy, mafia groups have made canny, timely investments in, for example, the agriculture and food sectors, the provision of medicines, medical equipment and healthcare products, as well as the funeral industry, cleaning services, waste management and road transport. Mafia groups are known to be highly adept at restructuring and adapting. However, the COVID-19 health emergency has given law-enforcement agencies the opportunity, once activity fully resumes, to have a considerable impact on the drug supply chain. And that means making life difficult for criminal organizations. Although the transnational drug trade depends on a number of external factors, domestic distribution has different dynamics, and in a period of tighter controls, it could suffer a tough blow.

NAZZARO: With regard to drug trafficking, what role does the Italian market and, more generally, the European one, play in the global context?

CUCCHIARA: Italy is predominantly a drug destination market, not a production market; it has high levels of consumption, from synthetic drugs to traditional ones. Italy’s geographic position in Europe makes its ports key sorting centres for traffic destined elsewhere, thus making Italy a transit country too. However, this is true for most coastal European states. Large criminal organizations such as the ‘Ndrangheta – which is considered the global broker of cocaine destinated for Europe – move huge amounts of drugs destined for European states. The ‘Ndrangheta could be behind shipments arriving at any number of Italian or other European ports – Gioia Tauro, Genoa, Antwerp or Rotterdam, for example.

NAZZARO: According to some, during the financial crisis of 2007–2008 the proceeds of drug trafficking allegedly helped sustain a portion of the Italian economy, increasing the level of underworld infiltration into the legal economy. Do you believe there are, at present, the preconditions for a similar situation to recur?

CUCCHIARA: This is a risk that exists, and I would extend it from the threat of drug trafficking to the threat of the mafia presence more generally. It is evident that in the postemergency phase, the threat posed by the mafia could really escalate. Mafia organizations have at their disposal an enormous amount of illicit resources that they can inject into the legal economy at a time where the private sector, in particular small and medium enterprises, are facing a liquidity crisis. Here, the so-called mafia welfare, widely discussed elsewhere, could become a reality. I agree with those who believe the current period brings a genuine risk of further criminal infiltration into corporate structures and the legal economy in general, by providing the necessary liquidity or through loan sharking. In the post-emergency phase, mafias may very well consolidate their presence in the legal economy, and at the same time leverage the level of social consensus that they enjoy.

 

 

Lo scorso 8 giugno è iniziato il 21° corso per “Responsabili di Unità Specializzate antidroga”, organizzato da questa Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e destinato ai Funzionari ed Ufficiali delle Forze di Polizia nazionali (Polizia di Stato – Carabinieri – Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria). L’attività addestrativa, che terminerà il 12 giugno, a causa dell’attuale situazione di emergenza sanitaria nazionale, è stata riorganizzata in modalità on line. I 20 frequentatori del Corso – 5 per ciascuna delle Forze di polizia nazionali – seguono, dalle proprie postazioni d’ufficio, i moduli didattici del corso, dedicati a specifici approfondimenti in materia. In particolare, vengono affrontate le tematiche del coordinamento investigativo antidroga – funzione specifica della DCSA -, delle operazioni speciali e degli agenti sotto copertura, anche con riguardo agli aspetti psicologici ed alla  gestione dello stress degli stessi operatori undercover, attraverso un  focus su alcune indagini sotto copertura concluse. Durante l’attività formativa viene, naturalmente, affrontato il tema dei rapporti del responsabile di unità specializzate antidroga con gli agenti sotto copertura.  Altri argomenti illustrati nel corso riguardano legislazione, monitoraggio, metodi e tecniche di riconoscimento dei precursori e delle sostanze chimiche controllate, delle droghe sintetiche e delle Nuove Sostanze Psicoattive; inoltre, viene trattato l’importante tema della cooperazione internazionale di polizia- compresi gli aspetti operativi- nel contrasto al narcotraffico. L’attività di docenza è svolta da qualificati esperti in materia: Funzionari ed Ufficiali di questa D.C.S.A. e di vari Reparti ed Uffici delle FF.PP. italiane, Magistrati della D.N.A.A. –Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo-, Funzionari del Segretariato Generale INTERPOL di Lione, Professori dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma e della Scuola Superiore Universitaria di Pisa.

                 

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